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Yoga in gravidanza: i benefici e gli esercizi da praticare nei diversi trimestri

Yoga in gravidanza: i benefici e gli esercizi da praticare nei diversi trimestri

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Cominciare a praticare yoga all’inizio di una gravidanza fa bene alla mamma e al piccolo. Scopriamo quali sono gli effetti di questa attività fisica sul corpo.

Lo yoga è una delle attività fisiche più benefiche al mondo e può essere praticata sempre, anche durante la gravidanza. Gli esercizi permettono di ascoltare il proprio corpo, di concentrarsi sulla respirazione, così da entrare in contatto con il bimbo che si porta in grembo. I movimenti asanas aiutano inoltre anche a prepararsi al parto poiché allargano il bacino in modo naturale e delicato. Anche il piccolo trova dei benefici poiché determinati esercizi gli permettono di trovare la posizione giusta all’interno dell’utero nell’attesa di nascere. Lo yoga praticato in gravidanza allevia alcuni disturbi che accompagnano spesso la gestazione, come gonfiore, crampi, mal di gola, vene varicose e nausea, migliora la circolazione sanguigna e la flessibilità del corpo. Grazie a degli esercizi specifici, la mamma riesce a sentire una nuova energia, a diventare più flessibile e a trovare la forza per affrontare un’esperienza intensa come quella del diventare genitore.

Primo trimestre

Il primo trimestre va dalla fecondazione alla 12esima settimana ed è un periodo molto delicato della gravidanza poiché è proprio in questo momento che si formano le ossa e il sistema nervoso e che si rischia di andare incontro a degli aborti spontanei. Le donne, inoltre, a causa dell’enorme produzione di ormoni, notano dei cambiamenti nel loro corpo, accompagnati spesso da nausea, sensibilità al seno e maggiore bisogno di urinare. E’ possibile cominciare a praticare yoga in gravidanza anche quando non era mai stato sperimentato prima, l’importante è mettere in pratica una serie di accorgimenti. Innanzitutto, bisogna effettuare movimenti morbidi, evitando invece torsioni e posizioni pericolose. A volte si può sentire una debolezza nelle articolazioni, ma non bisogna farsi sopraffare dal panico, è una cosa assolutamente normale, visto che il corpo produce l’ormone rilassina che ammorbidisce i tessuti e i legamenti del corpo.

Secondo trimestre

Il secondo trimestre della gravidanza va dalla 13esima alla 26esima settimana ed è il periodo in cui le donne si sentono più energetiche e piene di vita poiché i sintomi negativi della dolce attesa si sono ormai placati e si comincia a sentire un legame più profondo con il piccolo. Anche se il pancino comincia a crescere, è possibile continuare a praticare yoga ma stando bene attente a lasciare spazio al bambino. L’ideale sono gli esercizi per rafforzare la schiena, che aiutano ad arrivare pronte al momento del parto. Si può ad esempio contrarre la pancia, portando il bambino vicino alla schiena. Naturalmente, dovranno essere praticati con i piedi e le gambe aperte, in modo tale da non stare scomode. Da evitare sono invece le torsioni e le posizioni sulla pancia.

Terzo trimestre

Il terzo trimestre va dalla 26esima alla 42esima settimana di gestazione ed è il momento in cui ci si comincia a preoccupare per il parto. Molte donne soffrono di disturbi del sonno, fanno difficoltà a digerire e si alzano molto spesso durante la notte. Lo yoga può aiutare a rilassarsi e a ridurre lo stress, l’importante è evitare le posizioni troppo estreme e quelle invertite, che rischiano di far girare il bambino con il sedere verso il basso. Bisogna invece privilegiare gli esercizi di respirazione, di rilassamento e di meditazione, che aiutano ad affrontare la nascita del piccolo con positività.

Yoga in gravidanza: quando evitarlo?

Anche se viene solitamente considerata un’attività dagli incredibili benefici, praticare yoga in gravidanza non è sempre consigliato. E’ da evitare quando si soffre di eccessiva flessibilità delle giunture, quando si ha la placenta previa, una nausea costante, la vista annebbiata, gonfiore improvviso, perdite di sangue e dolori continui. In casi come questi, sarebbe meglio evitare gli sforzi fisici, rimanendo a riposo e consultando un medico per capire se c’è qualcosa che non va. Solo dopo aver consultato un esperto, si potrà capire se è il caso di rinunciare o meno all’attività fisica.

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