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Cinema (ed altro) in Perdonanza

Cinema (ed altro) in Perdonanza

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(Di Carlo Di Stanislao) Anche quest’anno, come nel 2009, si ricorderà l’edizione della Perdonanza, non tanto, per i concerti, gli spettacoli teatrali, le mostre e gli altri eventi culturali e religiosi, ma per la “chiusura non chiusura” della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, che, con una ordinanza del sindaco dettata da motivi di sicurezza, deve rimanere preclusa al pubblico sino al 2016.

Per cui ciò che si ricorderà sarà l’ingresso dei fedeli (come trovata di mediazione), in piccoli gruppi e in piena sicurezza, grazie all’allestimento di adeguate protezioni e ancora, che l’assenza di spettacoli nell’area di Collemaggio e del Parco del Sole e non solo per sicurezza, ma per consentire di rivitalizzare altre zone del centro.

Alcuni si ricorderanno dei concerti di Roy Paci, Sud Sound System, Eugenio Finardi, Banda Osiris e Fiorella Mannoia, altri preferiranno i “nostrani” (cioè aquilani) “Sale Chiodato”, gruppo rock di grande valore e che meriterebbe, davvero, una attenzione maggiore di quella comunemente offerta.

Tutti comunque resteranno colpiti da una novità assoluta: la bolla del Perdono, portata in corteo dalla Municipalità e non dalla dama e dal giovin signore, che sfileranno, quindi, a “mani nude”.

Per quanto riguarda il cinema (che è ciò più ci interessa), tre saranno i film per celebrare la 719° edizione, con proiezioni curate, come da tradizione, dall’Istituto Cinematografico Lanterna Magica (http://www.icaq.it/en/chi_siamo/index.php), ente culturale fondato da Gabriele Lucci nel 1981, riconosciuto dalla Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per la sua attività di conservazione e divulgazione della immagine e del linguaggio cinematografico, che si avvale per i suoi scopi istituzionali di una cineteca con 1.800 titoli, di una mediateca (con 10.000 titoli) di una biblioteca tematica, una considerevole raccolta bozzettistica, e professionalità di notevole spessore in ambito sia tecnico che artistico e culturale.

Le tre proiezioni, dalle 21,30, si svolgeranno, dal 25 al 27 agosto, nello spazio-simbolo fra Auditorium Renzo Piano e Castello Cinquecentesco, con megaschermo ed eccellente sistemazione acustica, al fine di garantire una perfetta espressione delle opere presentate.

Si parte il 25 con “This must be the plaece”, primo film girato in inglese di Paolo Sorrentino, presentato a Cannes nel 2011, con una fotografia (di Luca Bigazzi) straordinaria e di un incredibile Sean Penn, nella parte di una rockstar cinquantenne alla ricerca di un riscatto e di un recupero di sé, attraverso un percorso esteriore ed interiore che passa dalla vendetta al perdono.

Le musiche, incredibilmente suggestive, sono state scritte da David Byrne dei Talking Heads, con la collaborazione del cantautore indie Will Oldham, con brani cantati da Michael Brunnock: un ragazzo trovato su MySpace.

Scritto, come “La grande bellezza” con Roberto Contarello, il film vive di una profonda scissione tra una prima parte “preliminare” in Irlanda, affascinante nel ritmo e nelle premesse grottesche, e una seconda parte statunitense criptica e surreale, che ricorda per molti versi (ma lo fa con una straordinaria originalità), il cinema d’immagini e accostamenti del più stralunato giovane autore americano, il Wes Anderson dei Tenenbaum e quello di Steve Zissou, senza dimenticare la lezione di Win Wenders, soprattutto di “The milion dollars hotel”, film del 2000 nato da un progetto di Bono degli U2, vincitore dell’Orso D’Argento a Berlino , uscito ad un’anno di distanza da “Buena Vista Social Club”, ed in cui la musica diventa metafora per racciìontare esistenze e sentimenti complessi.

Lunedì 26, sempre alle 21,30, “I giorni de l’ira”, secondo lungometraggio di Tonino Valerii, western con temi psicologici e sociali diffusi in una trama liberamente ispirata al romanzo di Ron Barker, “Der Tod ritt dienstags”, rimaneggiato dallo stesso Valerri con Ernesto Gastaldi e Renzo Genta, con una stupenda colonna sonora di Riz Ortolani, che Quentin Tarantino ha usato in Kill Bill vol.2.

Uscito nel 1967, il film è girato con campi lunghi insoliti per il western italiano, interpretato dagli allora celebri Giuliano Gemma e Lee Van Clif, inserito da Amazon nei migliori 50 western di tutti i tempi, in cui si racconta di Scott, giovane netturbino di Clifton- Arizona, che è alla ricerca di un’occasione che gli permetta di cambiar vita e di dimostrare a tutti le proprie qualità. Un giorno in paese arriva uno straniero di nome Talby, che propone al giovane di divenire un pistolero e di entrare nella sua banda, ma quando il capo uccide il vecchio ex sceriffo passa dalla parte della legge.

I temi sono numerosi: vendetta, catarsi, uccione rituale, edipo, corruzione, raccontati con grande bravura rappresentati da un autore (il monteriese Valerii), formatosi come soggettista e sceneggiatore e poi sotto la guida di Matrocinque, Matarazzo e Leone, capace di regalarci uno spettacolo che non è pura azione e intrattenimento, ma un interessante dramma psicologico non basato sul solito binomio di “piombo e cazzotti”, ma in grado di emozionare e far riflettere, rompendo gli schemi con la stessa sorpresa del vetro che s’infrange nell’ultimo inatteso fotogramma.

Valore aggiunto alla proiezione aquilana, la presenza del regista Valerii, a cui sarà tributata una “Targa D’Oro alla Carriera”, carriera di grande rilevanza se si considera che, nel 2007, il Centro Sperimentale di Cinematografia gli dedicò una rassegna,  omaggio non solo ad un suo illustre ex allievo, ma ad uno dei più ispirati cantori del Far West nostrano, cineasta fra i meno prolifici del cinema popolare e tuttora uno dei più sottostimati.

Vittima di una fortuna critica via via scemante: assai ben considerato dai critici dell’epoca, nonostante si muovesse nell’ambito del tanto vituperato cinema di genere, nel corso degli anni è stato trascurato dalle nuove generazioni di studiosi, rispetto ad altri colleghi le cui filmografie, più appariscenti, sembrano accogliere maggiori consensi tra i paladini del cosiddetto cinema-bis.A differenza di altri suoi contemporanei, ex operatori promossi dietro la macchina da presa, Valerii si è diplomato in regia e sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia, con Alessandro Blasetti, mostrandosi poi cineasta estremamente preparato tecnicamente e dalla cultura vasta e raffinata, grande conoscitore del cinema giapponese; che avrebbe voluto girare fiammeggianti mélo e si è invece ritrovato in Almeria in pieno boom dell’eurowestern, il filone che ha frequentato non per cavalcarne l’onda commerciale, ma per raccontare le storie che gli stavano a cuore.

A lui si devono western atipici come “il prezzo del potere”, sempre con Giuliano Gemma, che Marco Giusti ha definito il più ambizioso western all’italiana: l’assassinio di Kennedy a Dallas trasposto subito dopo la fine della guerra di Successione, fra intrighi, tradimenti, doppi giochi e, su tutti, una ragione di Stato da imporre a ogni costo. L’odio che cova nel Sud, dopo la vittoria dei nordisti, si frappone alle riforme volute dal presidente degli Stati Uniti nel nome della democrazia. Come sempre, saranno piccoli uomini a fare la Storia.

Sempre nel 2007, a cura di Roberto Curti, è uscito un bel saggio su Valerii (che a sua volta da 13 anni lavoro su un libro di memorie critiche su Sergio Leone): “Il mio nome è nessuno. Lo spaghetti western secondo Tonino Valerii” (edizione Un mondo a parte), in cui si parla dei suoi 14 film e, soprattutto, del western da lui diretto nel 1973, prodotto da Sergio Leone, tra i primi tre incassi del 1973.

Il 21 aprile del 2012, durante la trentesima edizione del Valdarno Cinema Fedic, diretto da  Marino Borgogni, la Federazione Italiana dei Cineclub ha gli tributato un premio alla carriera, una carriera svoltasi in 50 anni, con una maciata di film e qualche opera televisiva di pregio, con l’attavo opere complesse come “Una ragazza di nome Giulio” del 1970, “Mio caro assassino (1973), uscito negli USA col titolo My Dear Killer, con George Hilton e Patty Shepard e “Senza scrupoli”, con le musiche di James Senese e Joe Amoruso oltre che della fotografia di Giulio Albonico e che lanciò Sandra Wey, protagonista del sequel di “Histoire d’O”.

Suo ultimo lungometraggio, finanziato dal produttore Asao Kumada per il mercato giapponese e girato in alta definizione: “Un bel di vedremo”, con Massimo Girotti, Giuliano Gemma e la soprano bulgara (avrebbe voluto quella parte la Moffo) Raina Kabaivanska (che, nel 2007, ai funerali di Luciano Pavarotti, ha aperto la cerimonia religiosa cantando l'”Ave Maria di Verdi); realizzato con Akio Jiossoji, scritto dal premio Oscar Ichikawa (quello de “L’arpa birmana”), con musiche originali di Stelvio Cipriani e che racconta (quindici anni prima di “Quartet” di Dustin Hoffman) l’ amore tra una grande cantante lirica e un direttore d’ orchestra, ospite della casa di riposo. Innamorato del cinema, Valerii ha inoltre ideato e diretto fin dalla prima edizione del 1996, la rassegna cinematografica “Roseto opera prima”, dedicata ai registi italiani esordienti, che si svolge ogni estate a Roseto degli Abruzzi e che, negli anni, ha consegnata l’ambito riconoscimento (“La rosa d’oro”), a personaggi del calibro di Marco Bellocchio, Dario Argento, Tinto Brass, Pupi Avati, Nanni Moretti, Neri Marcorè, Stefania Sandrelli, Roberto Faenza, Barbora Bobulova, Gianni Minà, Massimo Girotti, Giuliano Gemma e Luigi Lo Cascio.

Oltre alla targa a Valerii, il 26 agosto, sempre in occasione della proiezione de “I giorni dell’ira”, l’Istituto Cinematografico Lanterna Magica attribuirà una Targa D’Argento e il titolo di suo “Socio Onorario” per meriti culturali, a Mario Giunco, intellettuale rosetano amante del cinema, ma anche del teatro, della pittura, della musica e dell’arte in generale, membro del consiglio dell’ATAM e convinto assertore del connubio fra “technè” e “poiesis” in tutte le forme espresive più compiute.

A concludere la rassegna cinematografica per la Perdonanza 2013, martedì 27, con inizio alle 21,30, il film su Celestino V “Secretum Secrertorum. The Celestinian Code”, realizzato da Germano Di Mattia nel 2009, vincitore al Festival del Salento l’anno successivo, docu-film di alto valore, girato a Sulmona, Roccamorice, Rocca Calascio, Ocre, Sant’Eusanio Forconese), ma anche in Francia (Lione, Chartres, Parigi, Le Mont Saint Michel, Rennes le Chateau e Lourdes) ed Inghilterra (Stonehenge, Avebury, Glastonbury e St Michael Mount), percorso sulla vita privata del papa, definito nei versi danteschi, del ‘gran rifiuto’, che intende porre l’accento sul messaggio che emanò a tutto il mondo durante il suo brevissimo pontificato, sul suo insegnamento, carico di eredità templari, lasciato nella costruzione della basilica di Collemaggio, segno di pietra di una spiritualità fondata sul perdono, quello vero, quello che viene dal cuore.

Per il film, prodotto dalla società italiana Imaie (Istituto per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori), da Omnia Production e dallo Germano Di Mattia, l’autore si è ispirato ai libri della scrittrice aquilana Maria Grazia Lopardi, nota esperta di Celestino V, nonché di templari e della basilica di Collemaggio.

Ed entrambi, regista e studiosa, saranno presenti alla proiezione, disponbili per un commento diretto delle immagini e a disposizione del pubblico per domende e curiosità.

“Secretum Secretorum” è il titolo di due scritti, del IV secolo, di San Girolamo: prologhi a libri di Samuele e dei Re ed anche di un trattato in latino attribuito ad Aristotele ma redatto in realtà nel Medioevo, da un autore denominato Pseudo-Aristotele, la traduzione è stata portata a termine nel XII secolo da Giovanni da Siviglia (versione breve) e Filippo da Tripoli (versione lunga), tradotto in arabo Kitāb sirr al-asrār, che deriverebbe dall’ al-Siyāsa al-āmmiyya, un incrocio tra ideologie greche, bizantine e iraniche e nel cui prologo si racconta che la traduzione originaria era stata realizzata in un primo momento dal greco al siriaco e poi all’arabo da Yaḥyâ ibn al-Biṭrīq.

Di là da tutto ciò (e per comprendere come mai Di Girolamo ha scelto il titolo con riferimento a questi testi), sia nel caso di Girolamo che di Pseudo-Aristotele, dona insegnamenti concreti sul come condursi per una vita piena e gratificante sotto il profilo fisico, psico e spirituale e come agire per la comprensione di se stessi e del mistero del mondo.

Il film di Germano Di Girolamo, con prima assoluta a Roma nel 2009 e proiezione, poi, a L’Aquila, un mese dopo il sisma, è stato presentato anche lo scorso maggio in occasione della X edizione del “Cammino del Perdono”, itinerario in dieci tappe organizzato dalla Associazione Panta Rei (http://www.collemagico.it ), per r per seguire le orme di Pietro del Morrone, come cammino sia di riscoperta della natura che della propria vita interiore.

Ricordiamo qui, per inciso, che sempre per la Perdonanza 2013, l’associazione Panta Rei ha organizzato due importanti eventi: il primo presso l’Auditorium Renzo Piano, il 26 agosto alle 17,30 ed il secondo il giorno successivo, presso la sala Sericchi della Carispaq in via Strinella; nel primo caso un concerto di musiche etniche del Maestro Giuliano Gabriele con il cantautore Francesco Troiano e nel secondo con una conferenza pubblica sulle relazioni fra due grandi chiese: S. Maria di Collemaggio e Santa Croce dei Celestini a Lecce, ritenuta da Maria Grazia Lopardi e da Maria Grazia Giorgino, attenta studiosa leccese. Per ulteriori informazioni: http://www.collemagico.it/Immagini/LocandinaPerdonanza2013.jpg

Dicevamo, sopra, di “Sale Chiodato”, composta da musicisti di valire che, nella vita, fanno altro, con all’attivo numerose realizzazioni artistiche, presentate in vari contesti teatrali, progetti didattici, collaborazioni con Enti ed Istituzioni culturali tra le quali il Teatro L’Uovo, oltre che concerti e partecipazioni a prestigiosi eventi musicali tra i quali “Musicultura”  di Macerata.

Di particolare rilevanza è la produzione di un DVD dal titolo “il dolore, la rabbia, il sorriso”, realizzato nel 2009 e distribuito nell’estate 2011; tre testimonianze video che narrano con particolare sensibilità gli stati d’animo, tuttora attuali, vissuti nelle prime fasi dell’emergenza, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Il DVD è stato inviato al Quirinale che ha inviato una lettera di encomio i Rappresentanza da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La conferma del prestigioso riconoscimento pervenne l’undici novembre 2011, il giorno in cui il DVD veniva presentato al ridotto del teatro Comunale, provocando la commozione di tutti.

Il concerto che il gruppo, storicamente composto dai medici Massimo Gallucci, Valter Marola e Paolo Rosati e da vari “innesti” successivi, regala alla Perdonanza 2013, si svolgerà lunedì 26 agosto alle ore 22.30, sulla scalinata di San Bernardino, accompagnato da un video realizzato ed interpretato dagli stessi musicisti con altri amici ed incentrato sull’amore in tutte le sue variegate (ed inaspettate), forme.

Raccomandiamo (a chi non lo avesse già fatto), di acquistare anche il loro CD “Troppo vero e sincero per finire” , con 13 brani interpretati con intensità e commozione davvero speciali.

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