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Il 17 luglio Artemis raggiungerà la Luna, una nuova ricostruzione in 3D

Il 17 luglio Artemis raggiungerà la Luna, una nuova ricostruzione in 3D

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Ancora tre giorni e un’altra sonda ARTEMIS raggiungerà la Luna. Questa volta tocca alla seconda della serie, che andrà ad aggiungersi a una sua compagna già entrata in orbita lo scorso 27 giugno. Le due si ritroveranno a girare attorno al nostro satellite in direzioni opposte, lavorando in coppia per fornire una nuova ricostruzione 3D del suolo lunare e dei fenomeni magnetici che avvengono a livello locale sulla superficie.

Le due sonde fanno parte di un gruppo di cinque lanciate nel 2007, all’interno della missione THEMIS, per studiarel’interazione tra il campo magnetico terrestre e il vento solare. Dopo un anno e mezzo, raggiunti gli obiettivi principali, è iniziato un lungo procedimento per mandarne due verso la Luna. Una decisione presa per sfruttarle sino all’ultimo, evitando di lasciarle spegnere lentamente per mancanza di energia. Questo supplemento di missione non rientrava però nei programmi iniziali e ha costretto i tecnici a rivedere i calcoli e a dar fondo a tutta la loro esperienza. Alla fine ci sono volute oltre 90 manovre, alcune delle quali mai eseguite prima, intervallate da tempi di attesa lunghi mesi.

Con l’arrivo della seconda ARTEMIS previsto il 17 di luglio la coppia sarà pronta per la nuova missione. Orbitando attorno alla Luna in direzioni opposte e avvicinandosi alla superfice sino a poche decine di chilometri, forniranno osservazioni utili a ricostruire in 3 dimensioni l’andamento del suolo lunare. Nello stesso tempo raccoglieranno una serie di misure dalle quali studiare le complesse interazioni magnetiche tra il vento solare e le rocce sulla superficie.

Grazie a questo prolungamento di missione, le due ARTEMIS potranno andare avanti ancora 10 anni, a differenza delle altre tre sonde della missione originaria: rimaste in orbita attorno alla Terra, attraversano di continuo zone con alto livello di radiazioni e non potranno resistere ancora per molto.

Luca Nobili-Inaf

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