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Sulla figura di Cesare Pascarella

Sulla figura di Cesare Pascarella

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(di Tania Ianni) – Mi sono casualmente imbattuta nel nome di Cesare Pascarella, che mi era totalmente sconosciuto, sino ad oggi. E’ stato un poeta dialettale, e un pittore, è nato a Roma nel 1858. Suo padre è di origine ciociara, per la precisione di Fontana Liri, mentre sua madre è piemontese. Abita nel rione di Campo Marzio.

Ama dipingere la campagna nei suoi particolari. Scrive poesie e le pubblica su giornali, come il “Fanfulla della domenica”, e il “Capitan Fracassa”, in cui si raccolgono gli artisti e gli intellettuali della capitale, come Carducci, il giornalista Eduardo Scarfoglio e D’Annunzio( conosciuti nella primavera del 1882), nonché  il pittore Francesco Paolo Michetti e lo scultore Costantino Sbardella, lo scrittore francese Emile Zola e il siciliano Luigi Pirandello. Viaggia molto, sia in Italia che all’estero, di cui  ha reso memoria nei 16 Taccuini, mentre di viaggi a piedi o su di un mulo, tra i paesi del Lazio e quelli del vicino Abruzzo, fa cenno in passi sparsi della sua opera in prosa.  Con D’Annunzio e Scarfoglio viaggiano in Sardegna, e di questa esperienza il giornalista Scarfoglio da conto sul “Capitan Fracassa”, con articoli i cui disegni sono di Pascarella; il Vate, invece, ne da conto nella prefazione del libro di Hans Barth “Osteria”.

La capacità di reinventare il reale la esprime nei 25 sonetti di “Villa Gloria”( 1886),  sulla impresa di Villa Glori e dei fratelli Cairoli, composti durante il suo viaggio in India,ed i 50 sonetti di “ La scoperta dell’America”(1893); in “Storia nostra”, a cui lavora dal 1895 fino al momento della morte, ha voluto costruire, sotto forma di poema in sonetti, la storia di Italia dalla fondazione di Roma al periodo delle guerre di indipendenza.

Nel 1928 compie, con Ferrarin e Del Prete, un volo sul territorio italiano, in seguito al quale scrive una lettera a D’Annunzio sulla visione del Gran Sasso. Risale all’ottobre 1930 la nomina ad Accademico di Italia.

Muore a Roma nel maggio 1940, a Roma, nel Palazzo Ruffo.

La prima raccolta in volume delle sue opere, comprendente “I sonetti”, “Storia nostra”, le “Prose”, risale al 1955.

 

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