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Una diabolica ossessione a due

Una diabolica ossessione a due

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(Di Carlo Di Stanislao) Non poteva esserci esordio migliore ed emblematico per un nuovo editore, eterodosso e coraggioso, come inAbruzzo nato e sostenuto dal coraggio solitario e dalla intelligente tenacia di Gianfranco Colacito, giornalista di razza che ha sempre preferito gli ideali ai denari e che ora investe, come prima sortita editoriale, sull’ultima fatica di Gabriele Lucci, anche lui purosangue con muscoli e cuore, che ha creato a L’Aquila un “sistema cinema” fra i più invidiati in Italia, anche lui lasciato solo (o quasi) nel momento del bisogno.
Molte cose accomunano i due, il neoeditore e l’autore: il solitario percorso di cultura ed i sogni, inseguiti con fiera determinazione, nonostante tutto e tutti.
Libro amaro ed embletamatico quello di Lucci, libro sul fallimento di una intera generazione che ha fallito perché non ha creduto fino in fondo ai suoi sogni.
“La diabolica ossessione” è l’opera di un lucido visionario che ha amato ed ama il cinema e che è tra i pochi ad aver compreso che dallo schermo la vita riceve la sua critica per chi sa coglierne il senso.
Il titolo completo con il “sotto” fatto di “appunti e disappunti” evocano una melanconia che non è disappunto o rinuncia, ma critica a chi ha fatto crollare la cultura in questa città, nella regione e nel paese.
Critica pacata ma che affonda come un bisturi, come accade, ad esempio, per This Side of Paradis, il primo romanzo di Scott Fitzgerald, nel cui incipit si legge: “ Vi era una nuova generazione che lanciava le antiche grida…destinata a finir per uscire in quello sporco tumulto grigio per seguire l’amore e l’orgoglio; una nuova generazione dedita più della prima alla paura della povertà e all’adorazione del successo; cresciuta per accorgersi che tutti gli dei erano morti, tutte le guerre combattute, tutte le fedi umane scosse…Non c’era Dio nel suo cuore, lo sapeva, le sue idee erano ancora in tumulto, c’era sempre il dolore del ricordo; il rimpianto per la gioventù…perduta, eppure…non avrebbe saputo dire perché la battaglia valeva la pena di essere combattuta…Tese le braccia al cielo cristallino, splendente. “Conosco me stesso” esclamò “ma nient’altro”.
Tutti gli uomini sognano. Ma non tutti sognano allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della loro mente, si risvegliano al mattino per scoprire che i loro sogni sono svaniti. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi; essi infatti inseguono i propri sogni ad occhi aperti, e fanno sì che si avverino”, ha scritto Thomas E. Lawrence.
Lucci è uno che ha continuato e nonostante tutto, a sognare anche di giorno ed è per questo che è stato ato pericoloso.
Un temerario messo all’indice da molti, con amici che gli hanno voltato le spalle, sostenuto da un altro temerario, che ora lo pubblica per far rivivere parole e sogni.
Mi ricordano “Veronica decide di morire” di Coelho, mi ricordano che quello che crede la maggioranza delle persone non corrisponde necessariamente alla verità e spesso, gli uomini che hanno permesso all’umanità di compiere i progressi più importanti, sono stati considerati dei folli dai propri contemporanei: Galileo Galilei, Nicolò Copernico, Charles Darwin e… potremmo continuare.
Un libro, il loro, sul cinema e sulla storia del cinema, ma anche un ammonimento morale con un messaggio per chi voglia leggerlo, tirandolo fuori dalla bottiglia: se decidiamo di inseguire i nostri sogni, non avremo nessuna garanzia di successo e molto probabilmente saremo considerati dei folli, ma dei folli liberi.

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