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8 marzo: 7 donne che hanno cambiato il mondo

8 marzo: 7 donne che hanno cambiato il mondo

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L’8 marzo in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della donna.
Una festa per ricordare “conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto in molte parti del mondo”, si legge un po’ ovunque.
Hanno scritto libri che hanno rivoluzionato la visione della società, fatto scoperte scientifiche che hanno trasformato la medicina come oggi la conosciamo.
In occasione della Festa della donna, vi proponiamo la storia di sette delle tante donne che nel corso del tempo hanno cambiato il mondo.

Harriet Beecher Stowe, autrice e attivista anti-schiavitù
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L’autrice americana del best-seller del 1852 “La capanna dello Zio Tom” ha contribuito a diffondere il movimento anti-schiavitù.
La leggenda vuole che Abramo Lincoln accolse Beecher Stowe alla Casa Bianca dicendo: “Quindi tu sei la piccola donna che ha scritto il libro che ha iniziato questa grande guerra”, in riferimento alla guerra civile.
Il suo celebre romanzo segue la vita dello schiavo nero Zio Tom, ed è stato il secondo libro più venduto del 19° secolo, dopo la Bibbia.

Emmeline Pankhurst e il diritto di voto alle donne
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La suffragetta inglese Emmeline Pankhurst fondò il Women’s Social and Political Union, un gruppo conosciuto per le forme estreme di protesta, come incatenarsi alle ringhiere e aderire allo sciopero della fame.
Purtroppo Pankhurst non visse mai abbastanza per vedere il suo sogno diventare realtà, morendo tre settimane prima dell’approvazione di una legge che dava alle donne pari diritti di voto degli uomini.

Anna Frank e le memorie dell’Olocausto
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“Quello che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo” – Anna Frank.

La saggezza e lo spirito della studentessa ebrea Anna Frank di 13 anni, sono raccolte in un libro best seller, scritto mentre si nascondeva ad Amsterdam durante la seconda guerra mondiale.
E’ uno dei libri più letti al mondo, con oltre 30 milioni di copie vendute.
Una potente raccolta di memorie che è stata tradotta in 67 lingue e adattata per il cinema e il teatro.
Anna Frank morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945, poche settimane prima della liberazione.

Simone de Beauvoir, filosofa e scrittrice di “Il secondo sesso”
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Filosofa esistenzialista francese, Simone de Beauvoir scrisse nel 1949 il libro “Il secondo sesso” (Le deuxième sexe), diventato un punto di riferimento del femminismo.
Nel saggio ha analizzato il trattamento e la percezione delle donne nel corso della storia, ed è stato ritenuto così controverso che il Vaticano lo mise nell’Indice dei libri proibiti.

“Tutte le oppressioni creano uno stato di guerra, questa non fa eccezione”, ha detto De Beauvoir, che insieme con il partner Jean Paul Sartre è stata una dei pensatori più influenti del 20° secolo.

Rosalind Franklin, chimica e fisica che ha aiutato a comprendere il DNA
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Le ricerche approfondite di Rosalind Franklin furono fondamentali nel rivelare la struttura del DNA.

Le sue fotografie a raggi X della doppia elica sono state utilizzate dagli scienziati Francis Crick, James Watson e Maurice Wilkins, a cui nel 1962 fu assegnato congiuntamente un Premio Nobel per la medicina per il loro lavoro sul modello di DNA.
Tuttavia, Franklin non riuscì mai a ritirare il suo premio Nobel, morendo di cancro ovarico nel 1958 a 37 anni.

Billie Jean King, la leggenda del tennis
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L’americana Billie Jean King è stata una delle più grandi concorrenti che Wimbledon avesse mai visto, portando a casa qualcosa come 20 titoli.
Ma è forse più nota per la partita soprannominata “La battaglia dei sessi” contro Bobby Riggs nel 1973.
Il tennista aveva rilasciato alcune dichiarazioni nelle quali sosteneva l’inferiorità del tennis femminile.
L’occhialuta 29enne sconfisse il 55enne avversario di fronte a un pubblico televisivo mondiale di 50 milioni di spettatori.
In seguito formò la Women’s Tennis Association e fece una campagna per la parità di premi in denaro per i giocatori di sesso femminile.

Wangari Maathai, fondatrice del Green Belt Movement
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“Quando piantiamo alberi, piantiamo i semi di pace e di speranza”, ha detto nel 2004 Wangari Maathai, ambientalista e prima donna africana vincitrice del Nobel per la Pace.
L’attivista politica keniana ha fondato il Green Belt Movement nel 1977, un’organizzazione non governativa per aiutare le donne dei paesi rurali.
Il movimento da allora si è diffuso in tutto il mondo, collaborando con il Programma delle Nazioni Unite.

dire.it

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