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Allarme minori a rischio

Allarme minori a rischio

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(di Elisa Giandomenico) – “Situazione allarmante, sintomo di forte malessere” così l’assessore alle Politiche Sociali Stefania Pezzopane descrive l’attuale quadro relativo al disagio minorile oggetto di attenzione nella conferenza stampa che si è tenuta stamani presso il Municipio dell’Aquila; l’Assessore ha esposto una serie di dati indice di situazioni in cui viene sempre di più messa a rischio la tutela che lo Stato deve assicurare ai minori.

Gli interventi messi in atto dal Comune rispondono agli obiettivi della legge 328 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali: concernono la tutela e l’assistenza di quei minori vittime di fenomeni di abuso, violenza ed estrema indigenza che nei casi più gravi vengono allontanati dalle famiglie, presi in carico e sottoposti a provvedimento di tutela da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Dal confronto di dati relativi agli anni 2009, 2010 e 2011 emerge, in maniera evidente, una situazione di crescente disagio che colpisce nuove tipologie sociali e si esprime con manifestazioni pericolose e in passato sconosciute. Sono 260 nel 2011 i minori a rischio affidati ai sevizi sociali del Comune dell’Aquila, a differenza dei 213 del 2010 e dei 266 del 2009: apparentemente la situazione non dovrebbe risultare tanto variata; in realtà, bisogna considerarli sullo sfondo del decremento demografico causato dalla permanenza delle famiglie aquilane fuori provincia, dopo il terremoto.

Inoltre, se nel 2008, i minori oggetto delle Politiche Sociali erano in prevalenza extracomunitari, oggi sono le famiglie aquilane ad aver bisogno di sostegno economico e psicologico. Se in passato si doveva fronteggiare prevalentemente due tipi di situazioni a rischio, minori appartenenti a famiglie nelle quali si fossero presentati casi di alcoolismo o di grave indigenza economica, oggi i problemi ai quali bisogna far fronte assumono aspetti difficili da ravvisare, le cui dinamiche si svolgono a livello prettamente privato: si tratta dei disagi psicologici vissuti in ambito familiare difficilmente denunciabili al di fuori di una ristretta sfera privata.

Una delle cause per cui attualmente il minore viene allontanato dal nucleo familiare era assolutamente sconosciuta prima del 2009, anno del sisma: si tratta dell’abuso intra ed extra familiare, di episodi di maltrattamento fisico e/o psicologico. E’ evidente che la popolazione sta subendo gli effetti post traumatici del terremoto, come si legge, del resto, nella scheda redatta dai Servizi Sociali del Comune (in allegato):” il nucleo familiare non offre adeguate garanzie di protezione del minore, a seguito dell’alta conflittualità acuita ed esasperata dal sisma”.

Investiamo 800.000 euro, 100 mila in più rispetto all’anno passato, uno sforzo enorme se si pensa che sono tutte risorse nostre e che né il Governo, né la Regione ci danno una mano, anzi tagliano i fondi”. Denuncia l’assessore Pezzopane, descrivendo una situazione difficile in cui si deve agire su scenari precedentemente sconosciuti. Le somme vengono investite per finanziare le strutture di accoglienza, nel caso in cui i minori vengono allontanati dai nuclei familiari.
Nella maggior parte dei casi, invece, le risorse sono impiegate per politiche attive: servizi domiciliari, servizi di supporto psico-educativo per le famiglie e i figli minori. In alcuni casi si è dato un supporto economico alle famiglie in difficoltà o si sono svolti servizi di mediazione culturale e sociale.

Save the children ha deciso di contribuire al contenimento di tale emergenza tramite il progetto “Bussola Famiglia” che ha lo scopo precipuo di fornire una risposta immediata alle difficoltà emotive e psicologiche dei bambini e delle famiglie promuovendone la resilienza, cioè la capacità di recupero. Di formare risorse locali, come i tutori di resilienza, in grado di far fronte a eventuali future emergenze e di preparare i bambini e la popolazione ad esse.
“In altri casi- aggiunge Pezzopane- abbiamo collaborato con associazioni specifiche. Con Save the Children abbiamo messo in campo il progetto Bussola. Chiaramente stiamo collaborando anche con i centri antiviolenza e con le associazioni che si occupano di abuso per i casi di violenza su minori, che spesso riguardano anche le madri”.

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