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Bafta 2013

Bafta 2013

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La scorsa notte, a Londra, assegnati i Bafta 2013, con man bassa di premi ad “Argo” di Ben Affleck che ha ricevuto i riconoscimenti maggiori: miglior film, migliore regia e miglior montaggio, mentre “Skyfall” vince per la migliore pellicola britannica e, come era accaduto ai Golden Globe, per la colonna sonora. E, sempre come a New York un mese fa circa, a Daniel Day-Lewis è andato il riconoscimento quale miglior attore protagonista, per l’interpretazione di Abramo Lincoln in ‘Lincoln’ di Steven Spielberg e ad Emmanuelle Riva quello come miglior attrice protagonista per ‘Amour’ di Michael Haneke.

A Christoph Waltz il premio come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in ‘Django Unchained’, di Quentin Tarantino e analogo premio al femminile per Anne Hathaway in ‘Les Miserables’, che oltre a questo incassa altri tre meritatissimi premi tecnici.

La miglior sceneggiatura originale a ‘Django Unchained’., mentre ‘Life of Pi’, di Ang Lee, è stato premiato per la fotografia e gli effetti visivi e quale miglior film di lingua non inglese ha vinto ancora ‘Amour’, ormai trionfatore in tutto il mondo e massimo candidato anche alla” notte degli Oscar” .

Vanity Fair scrive che quella dei Bafta (Orange British Academy Film Awards), gli Oscar inglesi consegnati domenica 10 febbraio alla Royal Opera House di Londra, è stata la notte di Ben Affleck che, affiancato dalla moglie Jennifer Garner, ha ricevuto le molte statuette assieme all’amico (e produttore della pellicola) George Clooney, sicché, a questo punto, dopo aver sbancato ai Critics Choice Movie Awards, ai Golden Globes, ai SAG, Argo sembra il favorito agli Oscar almeno per il migliore film dell’anno, anche se da scoprire, chi la spunterà per la regia, visto che la pellicola non è entrata, inspiegabilmente, nella cinquina dell’Academy.

Tornando ai Bafta, il premio alla carriera è andato al britannico Alan Parker, autore di film come ‘Midnight express’, ‘Fame’ e ‘Mississippi burning’, cineasta conosciuto per la sua schiettezza e che annovera tra gli altri suoi film ‘Bugsy Malone’, ‘Evita’ e ‘The commitments’.

Prima di entrare nel mondo del cinema, Alan Parker aveva lavorato, tra gli anni Sessanta e Settanta, per l’agenzia pubblicitaria CDP, affermandosi in breve tempo come uno dei più bravi copywriter di Londra.
In seguito fondò con Alan Marshall una propria società di produzione, con la quale realizzò numerosi spot pubblicitari, alcuni dei quali premiati con svariati riconoscimenti, tra cui quelli ideati per la Cinzano, con protagonista Joan Collins. Dopo alcuni cortometraggi e film televisivi, l’esordio al cinema avviene nel 1976 con il curioso Piccoli Gangsters, sorta di omaggio parodistico al cinema noir degli anni Quaranta, interamente interpretato da bambini. Il successo arriva però due anni dopo con lo spietato dramma carcerario tratto da una storia vera Fuga di mezzanotte, sceneggiato da Oliver Stone e con protagonista Brad Davis, che gli vale la sua prima nomination dell’Academy come miglior regista. Parker consolida la sua fama presso il grande pubblico nel 1980 con il musical Saranno Famosi, vincitore dell’Oscar per la Miglior colonna sonora, che è diventato uno dei film simbolo degli anni Ottanta, ispiratore di una serie tv, di un remake e di numerosi omaggi e imitazioni.

Negli ultimi tempi (è inattivo al cinema da dieci anni), dopo aver ricevuto, nel 1995, un’onorificenza che lo qualifica come Cavaliere nella Lista Annuale delle Onorificenze del Regno Unito ed è diventato Sir, Parker è passato dalla stramba farsa ad ambientazione medica Morti di salute, con Anthony Hopkins nel ruolo dell’inventore dei corn flakes Harvey Kellogg; all’intenso Le ceneri di Angela, tratto dall’autobiografia di Frank McCourt, con il quale il regista ritorna ai madidi scenari irlandesi. Il suo ultimo film, del 2003, è stato The life of David Gale, con protagonista uno straordinario Kevin Spacey nel ruolo di un attivista contro la pena di morte.

Stroncato ferocemente dalla critica il suo “Evita”, pure campione di incassi, musical con Madonna del 1996, che narra la storia di Eva Duarte, giovane attrice argentina giunta a Buenos Aires con il desiderio di diventare famosa, che sposa il generale Juan Domingo Peron, che diviene, dopo un lungo esilio presidente del paese.

Divenuta “first lady” a 27 anni, e conosciuta come Evita, gira il mondo alla ricerca di sostegno per la politica del marito, volta all’emancipazione del suo popolo in un’ipotetica via di mezzo tra socialismo e capitalismo. Amatissima in patria, muore a 33 anni di cancro: ai suoi funerali partecipa una folla oceanica in lacrime. Concepito come musical, il film vede Madonna nei panni della protagonista, Jonathan Pryce in quelli di Peron e Antonio Banderas in quelli del narratore, nonchè personaggio disincantato nei confronti della politica peronista.

Considerato troppo smaccatamente hollywoodiano, privo di dialoghi ma sostenuto da bellissime canzoni e dalla voce narrante di Banderas, il film è quanto mai volutamente teatrale ed è reperibile in una bella edizione DVD italiana, datata 2005, ricca di contenuti speciali con interviste ai protagonisti, backstage, registrazioni della platea della prima cinematografica e il videoclip (barocco, patinato e scintillante) di You must love me.

Quanto a Ben Affleck, mascelluto e poco espressivo nelle sue performance di attore, giunto alla terza prova dietro la macchina da presa, dopo due solidi noir urbani come “Gone Baby Gone” e “The Town”, con “Argo” dimostra di essere più di una promessa ed anzi un vero, grande talento ed una sicura risorsa per il noto team di star “impegnate” composto da George Clooney e Grant Heslov, affamato di storie drammatiche e coinvolgenti, realizzate con un ritmo narrativo sostenuto e condito da una buona ironia, dove miscelare diverse realtà,: quella drammatica degli scontri civili, con quella relativa agli intrighi della CIA, per giungere al contrasto con il mondo del cinema patinato proprio delle atmosfere hollywoodiane.

Un mix che poteva far cadere anche i cineasti più affermati, ma che con Affleck ha ogni elemento nella sua giusta luce, con una storia dalle profonde tematiche etiche e sociali, contestualizzata in un complesso periodo storico ed una capacità che ricordano il cinema di Redford e di Eastwood.

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