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Crescere con Alice

Crescere con Alice

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(Di Carlo Di Stanislao) Con apprensioni attendiamo il giudizio del pubblico (la stampa lo ha visto ieri e non si è detta entusiasta) per “Le meraviglie”, unico film italiano in concorso a Cannes, che andrà questa sera 18 maggio, un film con una idea precisa di cinema, che la più giovane delle sorelle Rohrwacher segue sin dall’inizio e che continua attraverso una storia gradevole, semplice come in fondo lo sono i suoi personaggi, con alcune idee notevoli, una fotografia decisamente ispirata e l’innesto delle due bimbe piccole, che fanno pendere l’ago delle bilancia verso una dolcezza che però non è mai stucchevole.

Alice Rohwacher è una outsider, ma il suo talento è grande, come la sua fresca capacità di raccontare, sicché potrebbe riservare sorprese, con Hollywodd che la sta già corteggiando e se dipendesse da i tycoon di quei luoghi, l’avrebbe già messa sull’aereo con la Palma dentro il borsone da palestra ed un bel contratto per un piaio di film, come era accaduto (purtroppo) a Muccino.

Nel cast c’è la sorella Alba, ma anche Sam Louwyck, Sabine Timoteo, Agnese Graziani e Monica Belluci e l’apertura, con due luci sullo schermo, due fari di una macchina nella notte, alcune persone con dei cani al guinzaglio che stanno cercando qualcuno o qualcosa e trovano una casa, che “è sempre stata lì”, e all’interno ci stanno dormendo delle bambine, che ricorda la partenza di Corpo Celeste, l’interessante ma acerba opera prima di Alice.

Ma lo sviluppo mostra un deciso passo avanti, con la regista che, dando una prova di maturità a suo modo sbalorditiva, perché se è vero che l’opera seconda è quella spesso più complicata nella carriera di un regista alle prime armi, è dimostra non solo che è migliorata da molti punti di vista, ma anche di aver alzato decisamente il tiro.

In questo caso il sogno dei più piccoli contro le ideologie e le difficoltà quotidiane degli adulti: il padre e la madre, Angelica, della piccola protagonista, che litigano già quasi ogni giorno, sicché pare che possa nascere uno scontro tra generazioni, e invece le bambine ci hanno fatto il callo alla vita che conducono, in un mondo sospeso, ideale ed isolato, che farò di loro donne libere con un destino, probabilmente, di contadine o apicultrici.

Le Meraviglie ha una storia ben radicata in un determinato territorio e contersto culturale, ma lo stile della Rohrwacher ne eleva la fruizione ad un pubblico non solo italiano. È la sua idea di cinema per niente banale e perfino originale che le fa fare un balzo in avanti rispetto all’esordio e rispetto alla media del prodotto nazionale. Perché tutto ciò che viene scambiato per neo-neorealismo nel film ha invece un sapore simile per certi versi ai prodotti indipendenti di stampo americano o internazionale; mentre tutto quello che nel film ha un carattere grottesco o addirittura “magico” è piuttosto personale, anche se non privo di interessanti e ben assimilate influenze.

Un film dal cuore pulsante, che ha per protagonista una dodicenne che si confronta non senza difficoltà con il padre e che impara a fare un lavoro e che forse s’innamora per la prima volta, ma comunque e soprattutto, come in tutti i più semplici e riusciti coming-of-age, impara a vivere.

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