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Fine Settimana al cinema

Fine Settimana al cinema

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(Di Carlo Di Stanislao) Un week end denso di uscite quello appena trascorso, con in primo luogo “Rush, il nuovo film di Ron Howard, presentato a Toronto e che racconta la grande e lunga rivalità tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda, interpretati da Chris Hemsworth e Daniel Brühl e, ancora da un Festival (Venezia e con il Leone D’Oro), “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi, che descrive alcune storie lungo il Grande Raccordo Anulare, costato due anni di riprese e otto mesi di montaggio.
Ancora da Venezia (con la Coppa Volpi a Elena Cotta), il folgorante esordio di Emma Dante “Via Castellana Bandiera”, storia di due donne ostinate (l’altra è la bravissima Alba Rohrwacher), in un paradosso riuscito per un film: l’assenza di movimento.
C’è poi “The Grandmaster”, nuovo film del regista cinese Wong Kar-wai, basato sulla vita di Yip Man, leggendario maestro cinese d’arti marziali Wing Chun ed anche di personaggi del calibro di Bruce Lee, Leung Sheung, Lok Yiu, Chu Shong-tin, Wong Shun Leung, Wong Kiu, Yip Bo-ching , William Cheung, Hawkins Cheung, Wong Long, Wong Chok, Law Bing, Lee Shing, Ho Kam-ming, Moy Yat, Duncan Leung, Derek Fung Ping-bor, Chris Chan Shing, Victor Kan, Stanley Chan, Chow Sze-chuen, Tam Lai, Lee Che-kong, Kang Sin-sin, Simon Lau, suo nipote Lo Man-kam ed i figli Ip Ching e Ip Chun, già portato sugli schermi in vari film cinesi e in quello internazionale “Ip Man”, di William Ip con Donnie Yen, dove accetta la sfida del generale giapponese Miura e ne fa polpette, ed incarna la rivalsa di un grande paese ferito nell’orgoglio ma mai domo, grazie alla forza di chi sa apprezzare i valori della vita umana contro chi abusa del talento, sia esso la conoscenza delle arti marziali o la potenza di una nazione, per farne violenza a scopo militare.
In ritardo esce “You’re Next” , prodotto nel 2011 e diretto da Adam Wingard, dove una tranquilla festa in famiglia per un anniversario di matrimonio viene disturbata da tre pericolosi assassini che irrompono in casa, dando vita ad un horror che fa accapponare la pelle e mette in subbuglio lo stomaco, con uno sviluppo intelligente e vitale, fuori dagli stereotipi del genere.
Per chi ama racconti più leggeri: “Un piano perfetto”, commedia francese con Diane Kruger e  “I Puffi 2”, sequel del film d’animazione del 2011 “I Puffi”; il primo diretto da Pascal Chaumeil, in cui una donna di successo cerca di rompere la maledizione che colpisce la sua famiglia, per cui tutti i primi matrimoni finiscono con un divorzio, con un copione prevedibile ed una regia illustrativa, ma atmosfere che riecheggiano “Susanna” di H. Hughes e il secondo, con i piccoli personaggi blu ideati da Peyo, che al suo esordio sfiora i 2 milioni di euro e batte tutti gli altri al box office.
Infine, terzo dopo “Rush”, “Come ti spaccio la famiglia”, con Jennifer Aniston e Jason Sudeikis, regia di Rawson Marshall Thurber e sript di Dan Fybel e Rich Rinaldi, che ha per protagonista un piccolo spacciatore di mariuana che nella sua clientela annovera cuochi e mamme borghesi ma niente ragazzini, perché, dopotutto, si considera un uomo con scrupoli, ma che, pur volendo passare inosservato, impara a sue spese che nessuna buona azione va impunita quando per aiutare dei teenager locali si trova ad essere aggredito da un gruppo di punkabbestie che gli ruba la ‘roba’ e il contante, lasciandolo in debito pesante con il suo fornitore.
Apprendiamo poi, in questo weeck end, che la corsa italiana agli Oscar prevede sette titoli e ‘La grande bellezza’ di Paolo Sorrentino e ‘Viva la libertà’ di Roberto Andò sono i film che dovrebbero catalizzare l’attenzione della commissione (Nicola Borrelli, Direttore Generale Cinema del MiBaC; Martha Capello, produttrice, presidente Agpc – Associazione Giovani Produttori Cinematografici; Liliana Cavani, regista; Tilde Corsi, produttrice; Caterina D’Amico, preside Fondazione Centro Sperimentale di cinematografia; Piera Detassis, giornalista; Andrea Occhipinti, produttore e distributore; Barbara Salabè, distributore e Giulio Scarpati, attore e presidente Sindacato Attori Italiani).
Tuttavia, come ottimoi outsider, abbiamo: ‘Midway tra la vita e la morte’ di John Reali, ‘Miele’ di Valeria Golino, ‘Razzabastarda’ di Alessandro Gassman, ‘Salvo’ di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia e ‘Viaggio sola’ di Maria Sole Tognazzi, con tifo pesonale per ‘Salvo’, che ho inutilmente sestenuto a Roseto e resta per me, sotto il profilo filmico, il miglior prodotto della passata stagione.
Come già detto, la commissione di selezione si riunirà per votare mercoledì 25 settembre nella sede dell’Anica, che agisce in rappresentanza dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences.
Le cinquine dei candidati al premio Oscar per il miglior film in lingua non inglese sarà dato dall’Academy giovedì 16 gennaio 2014, mentre la cerimonia di consegna dell’86mo premio Oscar si svolgerà domenica 2 marzo 2014. Comunque: in bocca al lupo a tutti.
Io intanto cerco in sala “Lo sconosciuto del lago”, thriller algido e hitchcockiano, intriso di un sesso che viene mostrato con lo stile esplicito di un vero e proprio hard: perché anche il sesso, il nudo continuo e ostentato, parlano delle traiettorie del desiderio che s’incrociano inestricabilmente con quelle dello sguardo.
Diretto da Alain Guiraudie, regista di cinema queer finora pressoché sconosciuto al grande pubblico, e poco distribuito in Italia, ha firmato un film che è tutt’altro che scandaloso in senso tradizionale, ma che racconta lo scandalo della fascinazione del male e della lotta per ritrovare il bene: dentro sé stessi, prima ancora che altrove.
Aperto e solare nelle ambientazioni, eppure teso e cupo in certi twist and turn morali e interiori dei protagonisti, “Lo sconosciuto del lago” è certo un film profondamente queer, pieno di teoria e di orgoglioso senso di appartenenza, eppure è capace anche di un’universalità figlia della capacità di spogliare corpi e vicende privandoli di inutili malizie ma rendendoli simboli puri di azioni, dubbi e tentazioni.
E se il film lo scoverò in qualche remota sala romana, temo invece che non riuscirò a vedere il primo film americano contro il nazismo, ritrovato alla Cineteca di Bruxelles e datato 1933: primo anno della salita al potere di Hitler, restaurato per intero e che sarà proiettato al museo MOMA di New York il prossimo 26 ottobre.
Passato inosservato per 75 anni, il film prodotto da Cornelius Vanderbilt IV, erede della ricca famiglia industriale americana, il film si intitola: ” Il regno del terrore di Hitler ” e mostra raduni del partito, libri messi al rogo e saccheggi di negozi ebrei.
A quanto si apprende, debuttò con successo nel 1934 a New York, come testimonia Bruno Mestdag, capo delle collezioni digitali al Cinematheque Royale de Belgique , ma in seguito a proteste da parte dell’ambasciata tedesca negli Stati Uniti, fu censurato e riadattato per le successive proiezioni in altri paesi.
Montato in stile cinegiornale con la voce fuori campo di Vanderbilt, il film vanta minuti di spettacolari dettagli e rientra nella più vasta inchiesta di Vanderbilt, nella Germania degli anni del potere di Hitler inviso persino nell’infanzia, come nella cittadina austriaca dove frequentò le scuole elementari.

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