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Guatemala, la donna che parla con la natura e combatte per i diritti umani

Guatemala, la donna che parla con la natura e combatte per i diritti umani

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Elizeth “parlava con il bosco, accompagnava alla morte le api ferite fino al loro ultimo respiro, camminava sul bordo del cielo e della terra, denunciava attraverso ogni mezzo di comunicazione coloro che violavano l’integrità di singole persone o interi villaggi”

Sono in cima ad una piramide del sito archeologico Tikal e osservo dall’alto la distesa di chiome verdi che arrivano a 60 metri di altezza. Attorno a me ci saranno più di 50 turisti e all’improvviso spunta la stessa donna, di cui non distinguo l’etnia di appartenenza attraverso l’abito, che mezz’ora prima praticava un rito religioso ai piedi del tempio del Gran Giaguaro. Un uccellino le orbita attorno incessantemente fino a quando non le si posa accanto a seguito di un ampio gesto compiuto con il braccio sinistro e accompagnato da qualche parola in lingua maya. Tutti i presenti si accorgono della scena e si soffermano per cercare di capire quale rapporto li legasse.

Dopo aver scambiato qualche parola con una persona anziana del luogo la donna spiega che è una di quelle persone che riescono a comunicare con la natura, con gli animali. Non conosce altro linguaggio che quello materno, non ancora codificato, perciò non ha affrontato alcun percorso di studi comunemente riconosciuto dalla cultura occidentale. Ha semplicemente ereditato dai suoi antenati la dote di saper dialogare in maniera diretta con la natura.

Non è l’unica a portare con sé questo patrimonio di conoscenze in tutto il territorio maya. Solo in Guatemala ci sono 29500 comunità indigene rurali e in ognuna di queste vive almeno una donna come lei. È il caso di Elizeth Tum, donna che parlava con la natura e lottava per i diritti umani, deceduta il 28 maggio 2015 a causa di una malattia.

La storia di Elizeth, dai traumi infantili all’eredità spirituale.

Elizeth “parlava con il bosco, accompagnava alla morte le api ferite fino al loro ultimo respiro, camminava sul bordo del cielo e della terra, denunciava attraverso ogni mezzo di comunicazione coloro che violavano l’integrità di singole persone o interi villaggi”. Aveva 3 anni quando il Guatemala è in pieno conflitto armato interno. L’esercito, durante uno degli attacchi alle comunità indigene colpisce anche la sua. Molti muoiono. Elizeth scappa con tutta la sua famiglia e trova riparo nella Selva di Alta Verapaz. Poco dopo suo padre viene rapito e si perde ogni traccia, era destinato a essere uno dei 25.000 desaparecidos guatemaltechi.

Durante la guerra gli abusi sessuali sono all’ordine del giorno e un militare amico della madre di Elizeth approfitta del suo giovanissimo corpo. Il trauma provocato dallo stupro avvicina Elizeth a sua nonna materna, Maria Tum, figura complessa e importante all’interno delle comunità. Maria era comadrona (ostetrica indigena), huesera (colei che mette a posto le ossa con l’uso di una pietra) e più in generale curandera (colei che cura di tutto). Elizeth impara da lei “a difendere la vita attraverso l’equilibrio” e a comunicare con la natura. Un giorno, ricordandola, ha detto: “Prima c’erano fiumi e sorgenti in cui mia nonna si metteva a parlare con la stessa acqua e con le nuvole. Solo ora capisco che lo faceva per salvarsi, per liberarsi dal dolore e ricevere la forza di vivere”.

Elizeth, a differenza di sua nonna, aveva intrapreso la battaglia dei diritti umani della sua gente e diffondeva tali lotte tramite vari mezzi di comunicazione. Ma senza tralasciare il rapporto con la natura: “Quando, attraverso il bosco, parlo con gli alberi e gli uccellini chiedo loro di portare il nostro reclamo di giustizia su tutto il territorio”. Elizeth si considerava l’erede di sua nonna e diceva che difendere la terra e i diritti umani era una conseguenza più che spontanea alle vicissitudini subite durante l’infanzia: “Con tutto quello che ho vissuto mi rendo conto che se non parliamo, non denunciamo e non lottiamo, seguiranno violenze e ingiustizie”. Parole di donna spiritualmente capace di connettersi con la natura e fare dell’entusiasmo e della gioia due strumenti idonei a combattere il sistema di ingiustizie che colpisce la terra guatemalteca.

La simbiosi tra essere umano e natura, la trasmissione del sapere mistico tramandato sulle montagne dal popolo maya e le ingiustizie che muovono la coscienza verso la difesa dei diritti umani sono doti che non appartengono solo a Elizeth ma anche a tante altre donne del Guatemala. Dialogare con la natura per il popolo maya è uno strumento salvifico, di sfogo terapeutico, in mezzo alle ingiustizie che colpiscono la terra dei maya.

Guatemala, la donna che parla con la natura e combatte per i diritti umani

Fonte: https://comunitariapress.wordpress.com/

 

 

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