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Interstellare Nolan

Interstellare Nolan

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(Di Carlo di stanislao) Lo scorso 27 maggio la  Paramount Pictures e la Warner Bros hanno deciso di mostrare ai fan lo spot TV IMAX della nuova pellicola di Christopher Nolan: “Interstellar”, dove il regista visionario della trilogia de Il Cavaliere Oscuro e Inception, si misura con uno sci-fi, dopo aver messo assieme un cast eccezionale.

Il 7 novembre l’attesa pellicola (ancor di più dopo la delusione dei due kolossal di Ridley Scott e Darren Aronofsky) sarà nelle sale USA e, stavolta, noi battiamo l’America di un giorno, perché il film con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain e Michael Caine, sarà in Italia dal giorno prima.

Per la colonna sonora è stato chiamato Hans Zimmer, già autore delle soundtrack della trilogia di Batman e di Inception , per sottolineare con toni epici una storia dove si racconta di una Terra Il sconvolta da drastici cambiamenti climatici che ne hanno devastato l’agricoltura, con il granturco unico prodotto agricolo sopravvissuto ed un gruppo di scienziati che decide di intraprendere un viaggio spaziale attraverso un wormhole per trovare luoghi in cui la vita sia possibile.

Progetto faticoso iniziato nel 2006, che doveva andare a Spielberg, con sceneggiatura dello stesso Cristopher Nolan col solito fratello Jonathan, che già in fase di riprese, iniziate ad agosto dello scorso anno, è stato definito l’All-Star cast più gremito degli ultimi tempi, con addirittura Matt Dilon in un piccolo ruolo con scene filmate in Islanda, il film è di quelli in cui le grandi case puntano per gli incassi.

Altro motivo di curiosità è la fotografia, firmata da Hoyte Van Hoytema, poiché è Wally Pfister, il direttore di sempre di Nolan, era impegnato nelle riprese del film che ne segna il debutto alla regia: Transcendence”, con Jhonny Deeep come protagonista, anche esso nel filone di fantascienza, che oggi sta vivendo un grande revival Oltreoceano

Il revival, in verità, riguarda non solo il cinema (con coinvolgimento di grandi nomi come Tarantino e da noi Salvatores), ma anche la letteratura, privata due anni fa, con a morte di Jacques Sadoul, di una delle voci internazionali che più era riuscita nel difficilissimo compito di far evadere un genere letterario storicamente ostracizzato dal suo ristretto recinto.

Sempre nel 2012, come per bilanciare quella perdita, è uscito, per il cinquantenario della science-fiction nostrana che nella collana Urania ha avuto il suo punto di forza, curato da Ernesto Vegetti e Gianfranco de Turris ed edito da Elara, la serie di saggi “Cartografie dell’inferno” , il cui titolo si rifà alle “Nuove mappe dell’inferno” di Kingsley Amis (1962), primo vero studio critico sulla fantascienza, dove si traccia una storia del genere in Italia che è principalmente storia del fandom, ricca di riferimenti impliciti o espliciti a polemiche antiche che nulla hanno a che vedere con la qualità della produzione artistica.

Area di riflessione metafisica sulla dolorosa condizione umana, la sci-fiction, che a volte si colora di Medio-Evo post-apocalittico dove, come ha scritto Roberto Roda ne “I cavalieri e le vaporiere de l’apocalisse” edito da RCS Libri, si da luogo ad un marasma di visioni distanti e, magari, contraddittorie; al cinema questo “modo” ha dato vita a capolavori che vanno da “Metroplis” a “Gravity” e che hanno sviluppato riflessioni diverse attraverso il tempo e le differenti sensibilità.

Ora vedremo in azione Nolan, grande esploratore dell’inconscio, quarantatreenne regista, sceneggiatore e produttore nato a Londra da padre inglese e madre statunitense, che dopo aver diretto, a cavallo tra il suo venticinquesimo e ventottesimo anno di età, un paio di cortometraggi che gli sono valsi importanti proiezioni in festival d’oltremanica, nonché l’incontro con la futura moglie, attrice e produttrice cinematografica Emma Thomas, è arrivato alla regia di un lungometraggio nel 1998 con “Following”, girato in bianco e nero (una delle tante affinità con l’Aronofsky di “π” – Pi greco) e a basso costo, per non dire no-budget (pare che il film se lo sia girato da solo, in pellicola 16mm, durante i fine settimana nell’arco di un anno, in modo che i pochi collaboratori – la troupe entrava interamente in un taxi! – potessero dedicarsi ai propri lavori durante la settimana), accolto molto bene dalla critica e vincitore di alcuni premi minori in Europa.

Con il suo secondo lungometraggio: “Memento”, appena trentenne, Nolan firma un piccolo capolavoro, di cui scrive la sceneggiatura a quattro mani col fratello-scrittore Jonathan, ottiene un buon successo di pubblico e di critica ed una nomination ai Golden Globe e agli Oscar per la miglior sceneggiatura.

Da allora nessuna caduta, ma una serie di film in cui ha mostrato la sua stoffa, le sue capacità artistiche e tecniche, ma soprattutto l’universo della sua visionarietà e di quelle tematiche che, fino ad oggi, rappresenteranno il leitmotiv delle sue opere, la caratterizzazione del suo stile, inconfondibile ed immediatamente riconoscibile (è solo così che si può esser considerati e considerarsi autori).

Le sue ossessioni sono l’inconscio e le sue profondità e aberrazioni, il superamento delle proprie fobie, l’inseguire, talvolta aggressivamente o ai limiti della follia, le proprie aspirazioni o passioni che si trasformano in ossessioni.

Il tutto con un montaggio propedeutico a confondere quel tanto che basta lo spettatore per non distoglierlo dalla narrazione, riuscendo altresì ad attrarre ulteriormente la sua attenzione, immergendolo nel fitto tessuto di eventi e suggestioni che lo portano alla fine del film col cuore in gola. Per non parlare appunto dei finali: mai banali e sovente aperti, lasciano lo spettatore, appassionato, uscire dalla sala ad interrogarsi su ciò che ha visto e ciò che invece è lasciato alla sua interpretazione e immaginazione.

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