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Montalbano torna in tv,  con digressioni

Montalbano torna in tv, con digressioni

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(Di Carlo Di Stanislao) Dopo varie repliche e la serie con lui giovane e alle prime armi, torna Montalbano in tv, sempre con Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo , Davide Lo Verde e Lina Perned, con quattro nuovi episodi in prima serata, tutti di lunedì su Rai1.
Il sorriso di Angelica, Il gioco degli specchi, Una voce di notte, Una lama di luce, quattro tv-movie i tratti da altrettanti romanzi di Andrea Camilleri, per festeggiare i 14 anni della fiction, con 26 episodi già trasmessi ed un successo crescente ed internazionale, dovuto alla miscela fra un bellissimo paesaggio siciliano ed una trama coinvolgente, il tutto senza quegli effetti speciali spesso tipici del giallo televisivo, come sparatorie e inseguimenti.
La serie è stata venduta in 65 paesi non solo europei, conquistando persino la BBC, con uno share medio del 32%, per cui le aspettative sul più costoso prodotto dell’azienda di viale Mazzini, sono altissime.
La regia è, come dalla prima stagione, nel lontano 1999, di Alberto Sironi, ma sono previste molte novità. Innanzitutto ci sarà la presenza di Camilleri in ogni episodio, all’inizio del tv movie, con due minuti in cui lo scrittore spiegherà come è nata l’idea del romanzo da cui è tratto l’episodio.
Camilleri come Hitchcock, dunque, in una versione più moderna, per incrementare ulteriormente l’appeal della nona serie.
Atra novità riguarda Livia, la storica fidanzata di Montalbano, personaggio che cambia volto prendendo quello di Lina Perned, che sostituisce l’austriaca Katharina Bohm, rimanendo doppiata da Claudia Catani, che avrà maggiore visibilità in tutte le puntate, anche se, a differenza del passato, sarà “tradita” dal compagno che, invecchiando, diventa molto più sensibile al fascino femminile.
In effetti, nel primo episodio: “Il sorriso di Angelica”, Montalbano viene stregato da una conturbante giovane donna, Angelica, interpretata da Margareth Madè, che gli ricorda il personaggio dell’Orlando Furioso, di cui si infatuò idealmente ai tempi del liceo.
Nel secondo, poi, sarà l’intricante Barbora Bobulova a sedurlo, in una complessa vicenda che sembra un gioco di specchi, che da anche il titolo all’episodio.
Il 29 aprile sarà la volta di “Una voce di notte”, in cui l’incontro con un pirata della strada e un furto a un supermercato portano Montalbano a scontrarsi direttamente con il potere politico e far emergere i loschi traffici di un onorevole colluso e il comportamento criminale di un insospettabile presidente della provincia.
Chiusura, il 6 maggio, con “Una lama di luce”, dove si intrecciano due storie parallele: da una parte una fresca sposina mette in atto con l’amica del cuore un piano per eliminare il marito, dall’altra e dalla’altra l’improvvisa depressione della sempre amata Livia.
Spero che presto e senza una attesa troppo prolungata ed estenuante, si parta per una nuova serie che contenga quello che ritengo il Montalbano più bello: “L’età del dubbio”, romanzo pubblicato nel 2008, in cui il particolare pastiche linguistico usato da Camilleri il carattere metereopatico del protagonista, il suo atteggiamento scettico nei confronti della vita, il suo metodo assolutamente non convenzionale d’indagine, le sue intuizioni improvvise scatenate da eventi apparentemente privi di senso, le sue idiosincrasie, le sue debolezze, la sua indolenza, il suo rapporto carnale e al tempo stesso “sacro” con il cibo, il suo rapporto conflittuale con il potere costituito e l’autorità, divengono più melanconiche e fané, con un personaggio più stanco, più rassegnato, più tormentato, sempre più “in preda ad astratti furori”, come il protagonista di “Conversazione in Sicilia” di Vittorini e come questo ,incline all’uso dell’autoironia per esorcizzare i propri demoni interiori e del sarcasmo più feroce per sbeffeggiare i potenti e gli arroganti, quasi una necessità per rendere meno insopportabile il dolore per il “mondo offeso”.
Sironi ama profondamente Andrea Camilleri scrittore, il senso morale e l’universo umano che scaturiscono dai suoi racconti e si vede. Ma chi è stato sempre impareggiabile è Luca Zingaretti, ex calciatore professionista, trasferitosi a Roma per amore, iscritto di forza all’accademia di arte drammatica, dove, come insegnante aveva proprio Andrea Camilleri.
Grande affabulatore, Sironi ha  voluto fortemente la regia di Montalbano, ha lottato con i produttori, “non per farli fallire” ma per ottenere la qualità, ha imposto la scelta del cast quasi tutto siciliano, senza nomi roboanti ed ha avuto ragione.
Eccellente artigiano che già nel 1978 firma sceneggiatura e regia di due telefilm tratti dalla raccolta di racconti Il Centodelitti di Giorgio Scerbanenco, Sironi, nel 2005, ha diretto la fiction in due puntate tratta dai thriller legali di Gianrico Carofiglio: L’avvocato Guerrieri – Testimone inconsapevole e L’avvocato Guerrieri – Ad occhi chiusi, mentre fuori dal giallo, ha realizzato, sempre per Rai Fiction, Il furto del tesoro, Salvo D’Acquisto e Pinocchio, con Bob Hoskins.
Nato a Busto Arsizio nel 1940, allievo di Giorgio Strehler e Paolo Grassi, in Rai dagli anni 70, a lui si deve anche il soggetto originale della serie tv-movie Eurocops, di cui dirige tre episodi interpretati da Diego Abatantuono nei panni del commissario Corso e, nel 1995, Il grande Fausto, film ispirato alla vita di Fausto Coppi con Sergio Castellitto, Ornella Muti e Bruno Ganz.
Tornando al Montalbano televisivo, va detto che, nelle fiction tv, il personaggio si modifica fortemente. Innanzitutto, è soggetto all’operazione di generale estetizzazione compiuta dalla televisione: alla stregua degli ambienti – case strade, paesaggi – Montalbano diventa più bello, viene ringiovanito di diversi anni, ma soprattutto diventa ben più prestante fisicamente.
Inoltre, all’interno dei racconti di Camilleri, Montalbano commette una serie di errori talvolta marchiani nei momenti clou dell’azione, arrivando a sparare – ne La forma dell’acqua – alla sua immagine allo specchio; ha per questo bisogno di una serie di aiutanti (primi fra tutti, gli uomini della sua squadra) che svolgono per lui una serie di compiti, dal forzare una porta a inseguire un malvivente, dal leggere un dischetto di computer a manovrare un videoregistratore o una telecamera. In altri termini, il Montalbano camilleriano non possiede il “poter-fare”, per il quale convoca una serie di altri personaggi, ma possiede interamente il “sapere” e il “saper-fare”, in modo da raccogliere i fili cognitivi dell’indagine e trovare – da “cacciatore solitario”, come si dice ne Il cane di terracotta – la soluzione finale del caso.
Nei telefilm questa generale incompetenza pragmatica, questo côté impacciato, buffo ma simpatico del personaggio viene fortemente ridimensionato. Anzi, sparisce quasi del tutto: Montalbano diviene un uomo d’azione, sa come tenere una pistola in mano e usarla, sa agire in ogni situazione, e usa i suoi uomini più come accompagnatori delle sue gesta che come veri e propri aiutanti. Paradossalmente, nel passaggio dalla pagina allo schermo è proprio l’aspetto più teatrale delle storie di Montalbano a venir meno. Se si paragonano, per esempio, i modi opposti in cui nella pagina e nello schermo viene raccontato – nel Il cane di terracotta – l’ arresto del vecchio boss Tano u’ grecu, ci si rende perfettamente conto della radicale trasformazione: laddove nelle parole di Camilleri il commissario assume le sembianze di un incapace che, inciampando, cade pateticamente nell’orto, nelle immagini del regista Alberto Sironi il personaggio è un tenebroso signore vestito di nero che gestisce l’intera operazione con assoluta sicurezza.
Oggi, infine, ci sono testi in cui Montalbano non è più solo un opinionista di cui si riportano alla terza persona le idee, ma assume la parola direttamente parlando alla prima persona. Così è nei cartoni animati su Cd-Rom, si trova un elenco delle ricette dei piatti preferiti da Montalbano, la galleria dei principali vigatesi, ma soprattutto una diversa resa visiva sia dei personaggi sia degli ambienti. Ideati contemporaneamente alle produzioni televisive, ma arrivati sul mercato con un certo ritardo, questi Cd-Rom sono stati pensati e prodotti a prescindere dalla fisiognomica di Zingaretti e degli altri attori televisivi, ormai icone pubbliche di Montalbano e soci. Accade così che d’ogni personaggio ci sono due versioni figurative, una televisiva e l’altra fumettistica in contrasto fra loro. Montalbano, per esempio, è magro, asciutto, scuro di pelle e di capelli, ha i baffi, parla con un accento siciliano molto diverso da quello caricaturale di Zingaretti. Inizia a porsi il problema della gestione del personaggio, di quella che potremmo chiamare non la sua identità, ma la sua personalità.
La trasformazione del personaggio è ancora più evidente nei siti web su Camilleri o su Montalbano, in cui si raccolgono materiali vari legati alla produzione letteraria e televisiva, interviste all’autore, location delle riprese Rai, rassegne stampa, ricette etc. Tra questi, spicca certamente il ricchissimo sito del Camilleri fans club (www.vigata.org) in cui si mescolano e si appiattiscono realtà di diversi mondi possibili. Ci sono informazioni sull’autore: biografia, bibliografia, interviste, fotografie, firma, articoli giornalistici, premi letterari, lauree honoris causa e così via, al punto da fare di Camilleri, non solo un idolo (che è ovvio in un sito del genere) ma un vero e proprio personaggio di romanzo.
Adesso, su News Intelligo, quotidiano indipendente on-line di informazione, leggo che, dopo la bocciatura di Ingroia, il cui destino sembra ormai Aosta, dove ricoprirà il ruolo di giudice al Tribunale della città, unica nel cui collegio non era candidato, dopo le dimissioni di Battiato e Zichichi, a Crocetta non resta per la carica di presidente per Riscossione Sicilia Spa che lui, Salvo Montalbano, noto al punto giusto, uomo di giustizia e simbolo di legalità, piacente e piacione quanto basta e così amato da trasformarlo di figura virtuale a realtà.

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