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Tre rose d’oro da Roseto

Tre rose d’oro da Roseto

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(Di Carlo Di Stanislao) In un libro intitolato “Eva e le rose”, la vita di dieci donne e le loro rose: Ildegarda Von Bigen, Giuseppina Bonaparte, Grace Kelly, Marella Agnelli, Sackville West, Gertrude Jekyll, Carolina di Borbone, Rosamund Clifford, Margaret Bentink e Madamoiselle de Sombreuil. Lo ha scritto per Vallecchi un anno fa,  Claudia Gualdana, che già nel sottotitolo avverte: “le donne sono regine di fiori”.

Storie sempre piene di charme, talvolta drammatiche, in alcuni casi scanzonate.

Vite che non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra, raccontate in prima persona come se ogni volta l’autrice le avesse rivissute sulla sua pelle, dando forma a un libro di storia originale, mai pedante e leggero nello stile: un diario sui generis che è un tributo alla femminilità e al suo fiore per eccellenza.

Bene ha fatto quindi Roseto ad assegnare a Daniela Musini, rosetana di nascita e nel cuore, il “Premio Donna 2012”, per la sua mai paga attività di scrittrice ed attrice, musicista ed artista,  che, in giro per il mondo, fa onore alla cittadina rivierasca.

Il riconoscimento, che  è stato assegnato per la sezione Impresa a Francesca Petrei Castelli Verrigni a capo di una delle più prestigiose aziende locali “Antico Pastificio Rosetano mentre per il settore Sport è andato a Zaira Sottanelli , pluricampionessa di Karate specialità Kumitè, consistente in una splendida rosa d’oro, una, è stato consegnato l’8 marzo scorso,  nel corso di una manifestazione di solidarietà promossa all’Amministrazione comunale in collaborazione con la Società sportiva Pattinaggio Roseto.

Nel corso della premiazione, avvenuta alla presenza di diverse personalità politiche,  tra cui Enrico Mazzarelli, Segretario del Presidente della Giunta Regionale Chiodi,  il Senatore Paolo Tancredi e gli assessori  Alessandro Recchiuti Mirco Vannucci e Fabrizio Fornaciari, il sindaco rosetano  Enio Pavone ha sottolineato: “Le donne hanno raggiunto traguardi molto importanti in diversi segmenti della società e l’istituzione di questo Premio vuole essere un modo per valorizzare le esperienze particolarmente felici e fa crescere l’attenzione sui temi delle pari opportunità in ogni campo”.

Questa prima edizione del “Premio Donna Città di Roseto”, è stata allietata dal gruppo blues “Natascia Bonacci Band” e il ricavato devoluto in beneficenza al Banco di Solidarietà della stessa cittadina.

Curatrice e interprete dei Recital “Da Saffo a Neruda-Viaggio nella poesia d’amore”,  incentrato su celebri ed appassionate liriche d’amore e Rime fra le onde dedicato al mutevole e suggestivo mondo dei mari, dei fiumi, dei laghi, della pioggia, Daniela Musini ha inoltre scritto “Mia Divina Eleonora-Viaggio nella vita e nell’anima della Duse”, testo teatrale in 2 Atti, che ha conseguito nel 2003 la medaglia di bronzo (III Premio assoluto) alla XXI Edizione del Premio Firenze nella categoria Testo Teatrale inedito e nel 2004 il Premio Assoluto al “Garcia Lorca” di Torino.

Il 21 gennaio scorso, infine, a Novoli, in provincia di Lecce, al teatro Comunale, al suo ultimo lavoro “I 100 piaceri di d’Annunzio”, è andato il Premio Letterario Internazionale Nabokov per la Saggistica.

Quanto a Francesca Petrei Castelli Verrigni, moglie di Gaetano, con lui guida da anni e con crescente successo, l’Antico Pastificio Rosetano, che, dopo 110 anni di storia,  in un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione, continua a produrre paste di grano duro esclusivamente italiano, prodotto per lo più nella sua stessa azienda agricola.

Famosissima la trafilatura a filo d’oro, nata in collaborazione con l’artigiano orafo Sandro Seccia, che da luogo a “spaghettoro” e “fusilloro”: innovativi prodotti con una pasta di  consistenza diversa, nuova e più ricercata e con una  particolare intensità olfattiva e gustativa, che si lega  magistralmente ai sughi, tali da renderla base delle ricette di molti noti chef.

Inoltre, la coppia Verrigni produce roduce pasta di Kamut biologico fin da quando in Italia ne era difficile il reperimento e lo fa utilizzando il mulino a pietra, ancora perfettamente funzionante in azienda , capace di fornire  farina integrale poi utilizzata per la pastificazione. L’essiccazione a fasi in continuo movimento che conferisce alla pasta Verrigni una singolare dolcezza, contribuisce a far si che la pasta di Kamut del pastificio rosetano sia stata addirittura utilizzata da alcuni chef, primo fra tutti Moreno Cedroni, come dessert, con largo successo anche internazionale.

La terza premiata, infine, Zaira Sottanelli è una supercampionessa di Kumitè, stile marziale codificato dal maestro Gohon Kumite attorno al 1930. In italiano Kumitè si può tradurre con “combattimento reale, applicazione in situazioni reali” ed esso è praticato sistematicamente da meno tempo del kihon, studio di tecniche isolate o sequenze semplici di tecniche di base, come parate di braccia e attacchi di mano o di calci.

Il Kumitè è, nell’ambito del Karate, un traguardo che si raggiunge dopo un lungo periodo di costante dedizione e preparazione , la pratica delle tecniche apprese nei  Katà attraverso il Kihon, applicate dinamicamente al combattimento.

Torniamo al premio di Roseto al femminile, un premio che coglie il senso della frase di  S. De Beauvoir, “se la sua funzione di femmina non basta a definire la donna, se ci rifiutiamo anche di spiegarla con ‘l’eterno femminino … dobbiamo ben porci la domanda: che cos’è una donna?”. La questione , che già ha una lunga e travagliata storia,  si manifesta negli anni Settanta come una rivelazione.

Questo mondo è tutto declinato al maschile e per le donne sembra non esserci posto, non esserci ruolo.

Lo aveva già detto, una delle prime, Simone de Beauvoir, insieme a Jean-Paul Sartre la più importante protagonista dell’esistenzialismo francese. Nel suo lungo saggio, Il secondo sesso, datato 1949, la scrittrice metterà al centro della sua riflessione la condizione della donna nella società, e il libro passerà alla storia come la pietra miliare della storia del femminismo.

Oggi, dopo molte lotte e molti anni, le donne, come dice un bel documentario di Alina Marazzi, “vogliono anche le rose”, per costringere gli uomini a non perdersi dietro quella fiaba grottesca che vede, ogni 8 marzo e poi in tutti i giorni della vita, solo un accademico e poco convinto ripasso, molto poco convincente sul piano del rispetto, del riconoscimento e della condivisione.

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