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A Venezia, leoni, premi ed altre feste. A Toronto tanta Italia

A Venezia, leoni, premi ed altre feste. A Toronto tanta Italia

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(Di Carlo Di Stanislao) Il Leone D’Oro alla carriera andrà a William Friedkin ed anche quest’anno fa discutere il cosiddetto “Leone gay”: la targa del “Queer Lion” per il miglior film a tematica omosessuale tra quelli presentati alla Mostra del Cinema, premio collaterale giunto alla settima edizione, che vede confermati tutti i patrocini istituzionali già ottenuti negli ultimi due anni: Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Regione del Veneto, Provincia di Venezia, Città di Venezia e Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, con Presidente di giuria Angelo Acerbi, dal ’92 al 2010 collaboratore presso il Torino Film Festival, il Palm Springs International Film Festival, il Noir Film Festival e la Film Commission Torino Piemonte, attualmente programmatore per Europa e Italia del Seattle International Film Festival, produttore e programmatore per il Torino Glbt Film Festival e con in giuria il creatore del leoncino queer Daniel N. Casagrande e Marco Busato, delegato generale dell’associazione culturale CinemArte. Nove i film in concorso, con il 7 settembre alle 16 al cinema Astra del Lido, la proiezione, come evento speciale, di “Il rosa nudo” di Giovanni Coda, introdotto in sala dal critico Vincenzo Patanè, opera di cinema sperimentale ispirato alla vita di Pierre Seel, deportato nel campo di Schimerck, tratta da una autobiografia scritta in collaborazione con Jean Le Bitoux. A seguire, alle 17:30, consegna del Queer Lion 2013 ed incontro pubblico dal titolo “Lotta all’omofobia: quali strumenti?” con la partecipazione della senatrice Josefa Idem (alla sua prima apparizione pubblica dopo le dimissioni da ministro delle pari opportunità, per un problema di ICI ed IMU), del deputato Alessandro Zan (di Sel) e di Franco Grillini (presidente di Gaynet).
Quando al Persol 2013 (vinto lo scorso anno da Cimino e che sarà consegnato il 5 settembre), andrà al polacco Andrzej Wajda, che con la sua opera (oltre 50 film in 60 anni di attività), ha saputo porsi gli interrogativi più importanti e decisivi in merito alla storia del suo Paese e, di riflesso, dell’Europa intera, invitando a riflettere sui rapporti decisivi fra le vicende singole e quelle di un’intera nazione, fra l’angoscia che spesso caratterizza i destini individuali e il peso del compito collettivo a cui questi vengono chiamati.
Particolarmente felici ci fa il premio a Ettore Scola, che, dagli esordi satiri sul Marc’Aurelio, sino all’ultimo, bellissimo omaggio all’amico Federico Fellini, che sarà presentato al Lido, si è imposto come uno degli autori più importanti del cinema italiano, contribuendo contribuito in maniera decisiva a renderlo grande e a fare apprezzare in tutto il mondo in nostro cinema, prima come sceneggiatore e poi come regista.
A lui il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2013, un riconoscimento che viene dedicato ogni anno a una personalità che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo e che gli sarà consegnato duranrte una cerimonia in programma il 6 settembre, con inizio alle 16,45 e a cui farà seguito la proiezione, in Sala Grande e in anteprima mondiale: “Che strano chiamarsi Federico! Scola racconta Fellini”, un omaggio al regista de La dolce vita in occasione del ventesimo anniversario della sua scomparsa.
Quest’anno il Festival sarà glamour e pieno di feste, al Lido ed in altre location della laguna, con domani due parti esclusivi, ‘La Notte dei Dreamers’ sulla terrazza dell’Hotel Danieli a Venezia, un cocktail a inviti organizzato dalla rivista Variety e, in onore di Bernardo Bertolucci, presidente della giuria della Selezione Ufficiale; e, a seguire, alla Palazzina G (il luxury hotel veneziano disegnato da Philippe Starck), quello di Uomo Vogue organizzato, da Franca Sozzani in onore delle giurie della Mostra, con Marina Abramovich come special guest.
Il 28, giorno della inaugurazione (che potremo vedere in diretta su Rai Movie), sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior, al Lido, la tradizionale cena ufficiale di apertura, organizzata dalla Biennale al termine della proiezione in Sala Grande di ‘Gravity’ di Alfonso Cuaron, film di apertura della Mostra e, a seguire sulla Terrazza Maserati, un party after dinner.
Alla Palazzina G, altro after dinner ancora più esclusivo in onore di George Clooney e di Sandra Bullock, protagonisti di ‘Gravity’, mentre da oggi fino al termine della Mostra, nella stessa alla Palazzina, sbarca Bungalow 8: la versione veneziana del noto club di Amy Sacco a Londra e New York, l’evento scelto da tutte le star presenti in laguna per darsi appuntamento, bere e divertirsi dopo le cene ufficiali.
Un altro appuntamento fisso dal 28 agosto fino al 31, nel foyer del Teatrino di Palazzo Grassi, sarà l’happy hour offerto a partire dalle 19 da Circuito Off., con festa che prosegue, a partire da mezzanotte e per tutta la durata della manifestazione, al DOK dall’Ava per l’ after festival.
A partire dal 30, al Disaronno Contemporary Terrace al Lido prendono, gli appuntamenti di Cocktail di cinema, in cui Piera Detassis (direttrice di Ciak), dalle 18,30, intervisterà una personalità del cinema italiano o internazionale, col primo appuntamento con la regista Emma Dante, scrittrice e regista teatrale siciliana, in concorso a Venezia con la sua opera prima: “Via Castellana Bandiera”, tratta dal suo omonimo romanzo e girato a Palermo come un western al femminile che si consuma fra via D’Amelio e la Zona della Fiera, lungo una via così stretta che due macchine non vi passano, dove si svolge l’ostinato duello fra la Punto di Samira (Elena Cotta) e un testarda albanese trapiantata a Palermo, in arrivo dalla direzione opposta.
Oltre a questo film, che è in concorso anche Il per il Queer Lion Award e che il blog cultura e arte Swide mette al primo posto tra i dieci film imperdibili alla prossima Mostra, l’Italia sarà presente con la svolta nella commedia di Gianni Amelio “L’intrepido” (in programma il 4 settembre) e, il 5, “Sacro Gra”, stra-ordinario viaggio di Gianfranco Rosi sul Grande raccordo anulare.
Tornando alle feste, sempre venerdì, alla Palazzina G, si terrà una cena privata col cast del film ‘The anyons’ di Paul Schader, cardine della New Hollywood, autore di opere sulla solitudine, sulla colpa e sulla redenzione, sponsorizzata da Moet & Chandon ed anche la cena esclusiva dedicata a Nicolas Cage, protagonista di ‘Joe’ del regista David Gordon Green. Nella stessa sera altri due party al Lido: all’Hotel 4 Fontane, alle 20.30, la cena offerta da UniFrance Films e nella Sala degli Stucchi dell’Hotel Excelsior, a partire dalle 22.00, il Venice Film Market Party, offerto da Roskinno, Aeroflot – Russian Airlines.
Le feste si susseguono, con un calendario fitto tanto quanto le proiezioni, ogni giorno, sino al 6 settembre, con, sulla Terrazza Maserata, a partire dalle 17, il cocktail per la cerimonia di premiazione della Settimana Internazionale della Critica ed il 7, sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior, la cena di chiusura della Mostra, mentre dalle 22.30, sulla terrazza panoramica dell’Hotel Hilton Molino Stucky, un esclusivo party Sky Movie Celebration per la chiusura.
Non ci sarà a Venezia (Barbera lo voleva ma l’autore ha detto di no), “Anni felici”, ultima opera di Daniele Lucchetti, girato in un angolo di Tastevere in cui è nato e che è ad altissima densità cinematografica, poiché, a poca distanza, vi abitano Bernardo Bertolucci, i Fratelli Taviani e Giuliano Gemma; da lui scelto, non casualmente, per una opera autobiografica molto sofferta, in cui racconta l’amore tormentato tra un artista aspirante maledetto (Kim Rossi Stuart) e una commerciante borghese e gelosa (Micaela Ramazzotti), dal punto di dei due figli della coppia.
Il film sarà anche al Festival di Toronto, dal 5 al 15 settembre, in una edizione che segna un vero e proprio record di presenze tricolori.
Oltre al film di Lucchetti, L’intrepido di Gianni Amelio (d cui si è detto) e a La grande bellezza di Paolo Sorrentino nella sezione Special Presentation e, ancora, due esordi tra le anteprime: Il sud è niente, attesa opera di Fabio Mollo, che sullo Stretto di Messina ambienta un’intensa storia di sentimenti, e Border di Alessio Cremonini, tratto da una storia vera, che racconta le vite di due sorelle siriane, che per sopravvivere alla guerra tra le forze di polizia e gli Shabiha, fuggono verso la Turchia.
A completare la selezione italiana Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini, già presentato fuori concorso a Cannes e, quasi in contemporanea con la Mostra del Cinema di Venezia, il ricordato Che strano chiamarsi Federico! di Ettore Scola.
Ma se Toronto punta sul cinema italiano (incrementando le nostre speranze poiché uno dei mercati cinematografici piu’ significativi, a cui partecipa un eccezionale numero di operatori industry provenienti da tutto il mondo), ci preoccupa ciò che Alberto Barbera ha detto sulla scarsa presenza del nostro cinema a Venezia.
Secondo il direttore, in sella per il secondo anno dopo la cacciata di Marco Muller, anche se il punto più basso del nostro restano gli anni novanta, ancora assistiamo a prodotti raffazzonati, con clamorosi errori di sceneggiatura e di montaggio e che non funzionano non certo perché difettano i mezzi, ma piuttosto idee e competenza, che invece sono alla base di autentici gioielli a basso costo come “12 Years a Slave” di Steve Mc Queen (regista inglese di colore, senza nessun rapporto di parentela con il celebre attore), storia vera di Solomon Northrup, che nel 1841, nonostante fosse un uomo libero, venne rapito e portato in una piantagione di cotone in Louisiana come schiavo, per rimanerci fino al 1853, a causa delle diverse leggi che regnavano negli Stati americani, per cui a Washington (dove avvenne il rapimento) la schiavitù era legale, a differenza di quello che succedeva a New York, città in cui viveva.
Un grande film con bassissimo costo ed una regia ed un cast straordinari, che non è riuscito ad andare a Venezia, dopo che questa, lo scorso anno, si era assicurata la presenza di “Shame”.
Il costo di questi film, come anche dell’esordio “Hunger”, vincitore della Caméra d’or per la miglior opera prima del 61º Festival di Cannes e dell’European Film Awards per la miglior rivelazione – Prix Fassbinder, con un piano sequenza memirabile di ben 20 minuti; non è superiore a quello medio di molti film italiani attuali, ma con esiti decisamente diversi.

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