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Alghe dell’Antartide: un’alternativa per generare biocombustibile

Alghe dell’Antartide: un’alternativa per generare biocombustibile

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Di Pablo Medina

Intervista al Dr. Ronny Flores (scienziato specializzato in ricerca ambientale)

Come si è svilluppata questa ricerca e cosa vi ha spinto a realizzarla?

Oggi c’è molta preoccupazione per l’uso eccessivo del petrolio e dei suoi derivati, questo ha dato il via per approfondire la ricerca.Attualmente nella stazione antartica si usa molto il diesel per generare elettricità e calore, quindi un’alternativa è utilizzare il biodiesel , derivato da olio vegetale, così possiamo smettere di usare disel proveniente dal petrolio e si cominciare a lavorare con una fonte rinnovabile, dal momento che non è tossico e produce molto meno inquinamento. L’idea originale era quella di iniziare a sostituire il diesel derivato dal petrolio, con un combustibile come il biodiesel, di origine vegetale. Come si chiama questa ricerca? Il progetto inizia nel 2013 e la ricerca si chiama “Ottenere biodiesel dalle alghe dell’Antartide”. L’Ecuador ha una stazione scientifica in Antartide e attraverso l’Istituto Antartico Ecuatoriano ogni anno viene indetto un concorso per progetti di ricerca. Nel 2013 abbiamo presentato la nostra proposta che l’Istituto ha accettato, da allora siamo stati più volte in Antartide per rilevare campioni di alghe.

Quanto tempo è stato necessario per la ricerca e quanti studenti sono stati coinvolti ?

Il progetto è iniziato nel 2013, in totale cinque persone, tra insegnanti e studenti, sono state in Antartide per far arrivare i campioni e anche qui, alla Facoltà di Scienze Chimiche, un numeroso gruppo di studenti sta facendo ricerca, come parte della tesi di laurea. Allo stesso tempo è un progetto che la Facoltà di Chimica sviluppa con il supporto logistico dell’Istituto Antartico.

Come vi sostiene nelle ricerche l’Istituto Antartico Ecuatoriano ? L’Istituto Antartico si fa carico della logistica per il viaggio da Quito all’Antartide, oltre all’alloggio nella stazione antartica e tutti gli spostamenti in loco per raccogliere campioni, mentre la parte del kit per i test viene sostenuta dalla Facoltà di Chimica dell’Università centrale.

La facoltà di Chimica ha vinto un concorso per questa ricerca ? Ogni anno, l’Istituto Antartico indice un concorso, abbiamo presentato la nostra proposta, l’Istituto l’ha valutata e abbiamo vinto il premio. L’impegno della facoltà è quello di sostenere la parte tecnica, del personale sia docente che studentesco, e i laboratori della facoltà.

Qual è il procedimento per ricavare l’olio dalle alghe ? Le piante, in generale, come parte del loro metabolismo producono oli, per esempio gli oli vegetali commestibili, come l’olio di soia o di mais, possono essere usati anche come biodiesel. Il problema è che se viene usato per l’alimentazione, non può competere per la produzione di oli combustibili. Le alghe come parte del loro metabolismo iniziano a produrre oli, usati per conservare le loro riserve, quello che stiamo facendo è coltivare le alghe perché, attraverso il processo di fotosintesi, inizino a produrre questo olio che noi estraiamo.

Per estrarre olio dalle alghe quali strumenti utilizzate? La prima cosa che facciamo con le alghe che portiamo dall’Antartide è quello di identificarne la tipologia, poi viene fatta una pre selezione per vedere quali sono le specie di alghe che producono la maggior quantità di oli, una volta identificate si passa alla coltivazione intensiva, producendone grandi quantità. In seguito abbiamo testato terreni di coltura diversi, diverse condizioni ambientali perché si produca la maggior quantità di olio. Una volta che abbiamo individuato le alghe e le condizioni ottimali per la produzione di olio passiamo all’estrazione con solventi specifici per estrarre tutto il grasso dalle alghe, quindi mediante reazioni chimiche lo trasformiamo in biodiesel.

Qual è il metodo più efficace per estrarre l’olio dalle alghe ?

Abbiamo provato diversi metodi, usando microonde, ultrasuoni, variando i diversi tipi di solventi e quindi, cercando quale sia il metodo migliore per l’estrazione, infine abbiamo usato un apparecchio chiamato solder, utilizziamo una miscela di diversi solventi e vediamo qual è quello che ci dà la migliore estrazione. In questo caso abbiamo notato che i solventi come il cloroformio o l’esano[1] soprattutto, sono quelli che ci hanno permesso una maggiore estrazione di oli.

Pensa che sia importante produrre biocarburanti per il paese o per il mondo ?

Sì, come ho detto prima, c’è molta preoccupazione per l’uso del diesel perché si stanno generando molti problemi di inquinamento come conseguenza dell’estrazione del petrolio e per il processo di combustione del diesel. Un’alternativa è quella di smettere di usare gasolio in ogni camion e iniziare a utilizzare questo biodiesel di origine vegetale, che è biodegradabile , non tossico, di una fonte rinnovabile e quindi inesauribile.

Tradotto in italiano da Elisabetta Bianchi

[1] ndt Cloroformio: composto chimico, detto anche triclorometano. Impiegato come solvente per estrarre grassi, oli, cere, resine e come insetticida. Un tempo usato in medicina come anestetico generale.

Esano: idrocarburo paraffinico detto anche dipropile. Puro è utilizzato come solvente nell’estrazione degli oli alimentari dai semi oleaginosi.

(pressenza)

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