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A caccia di relitti grazie ai satelliti

A caccia di relitti grazie ai satelliti

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Grazie ai dati satellitari ricavati da Landsat sarà possibile localizzare con precisione quel che resta delle navi adagiate sui fondali marini.

Dormono, adagiati sui fondali marini ed oceanici, circa tre milioni di relitti di navi disseminati in tutti i punti dell’Oceano: la gran parte di essi si trova in corrispondenza di punti pericolosi, laddove correnti, rocce e barriere hanno causato disastrosi naufragi. Poche cose possono essere romantiche quanto il pensiero di una nave affondata da scoprire (si pensi al Titanic, nell’età moderna, o al relitto di Anticitera, secoli e secoli fa): eppure, al di là del valore storico, le operazioni di recupero potrebbero assumere tutt’altro significato. Molte navi moderne, infatti, sono fonte di inquinamento poiché recano a bordo tracce di carburanti o di metalli pesanti; i relitti potrebbero inoltre costituire a loro volta dei pericoli. Fondamentale sarebbe conoscerne la posizione.

L’occhio di Landsat
Ebbene, un gruppo di ricercatori ha scoperto che i relitti in prossimità delle coste lasciano dei pennacchi di sedimenti che possono essere individuati “dal cielo”. Fondamentale è stato il contributo del satellite NASA Landsat 8, lanciato nel febbraio del 2013, grazie al quale è stato dimostrato che la Terra ha sempre meno segreti da nascondere agli occhi che ci sorvegliano dall’alto.
Non è certamente l’unico metodo per scovare questi reperti: la tecnologia lidar, con il suo laser utilizzabile per misurare le distanze, può essere utilizzata per lo stesso con scopo ma con la fondamentale differenza che richiede acque limpide e e, soprattutto, costi proibitivi per condurre ricognizioni adeguatamente estese. L’uso di Landsat 8, invece, è completamente gratuito ed è per questo che un gruppo di scienziati ha pensato di servirsene; i dettagli del lavoro sono illustrati in un articolo pubblicato dal Journal of Archaeological Science.

Relitti di guerra
A quanto pare, un quarto di tutti i relitti del globo risposano nell’area settentrionale dell’Oceano Atlantico. C’è una ristretta area nella parte meridionale del mare del Nord che si sonda per non più di 1.600 chilometri, tra le coste inglesi e quelle del Belgio e dei Paesi Bassi: lì si trovano moltissime navi da guerra, cargo, sommergibili risalenti alla II Guerra Mondiale con il loro importante impatto sull’ambiente che va tenuto costantemente sotto controllo.

Tracce del passato riemergono dal fondale
I ricercatori hanno scelto di iniziare concentrandosi su alcuni relitti presenti nell’area e già conosciuti: la SS Sansip (135 metri), affondata da una bomba nel dicembre del 1944, la SS Samvurn, stesse fattezze e analogo destino, incontrato un mese più tardi; la SS Nippon, affondata in seguito ad una collisione nel 1938 e la SS Neutron, piccolo cargo di 51 metri, probabile vittima di un errore di navigazione. Grazie a ventuno immagini satellitari e modelli delle maree, i ricercatori hanno mappato i “pennacchi di sedimenti” ossia i flussi di materiale diverso che si aggrega nei punti in cui i relitti creano delle cavità sul fondale: il segnale della presenza di quella che un tempo fu una nave.

Peccato che il metodo possa essere utilizzato soltanto per fondali non particolarmente alti ossia per circa 15 metri: spiegano i ricercatori, però, che è lì che si localizza la gran parte dei relitti, nonché quelli potenzialmente più pericolosi.

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