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Canzoni…d’amore

Canzoni…d’amore

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(di Sandro Coletti) – Un argomento forse inflazionato, soprattutto da certa musica seriale, di rapido consumo, eppure l’amore è e probabilmente sarà uno dei temi che maggiormente ispira gli artisti di luogo e tempo; dalla canzone popolare a quella d’autore, questo sentimento manifesta da sempre la sua universalità.
È pur vero però che spesso, accendendo la radio, ci si trova ad ascoltare brani pressoché identici, non tanto negli arrangiamenti (comunque relegati nell’ easy listening commerciale), quanto nel modo di trattare e descrivere il più nobile dei sentimenti, come se la massima espressione di quest’ultimo sia da ricercare in tipiche situazioni da romanzetto rosa, pur senza nulla togliere ad esse. Il fatto è che tutti gli esseri umani (si spera) sono capaci di provare forti sentimenti, ma pochi sono in grado di descriverli in maniera viva, profonda, basta confrontare un brano come La canzone dell’amore perduto di Dé André con i brani che all’epoca il Festival di Sanremo proponeva alla nazione (poco differenti, per la verità, fa quelli che propone tuttora).
Certo, la canzonetta è anche piacevole da ascoltare, però potrebbe anche cambiar tema, e restituire all’amore la propria dignità di sentimento totale, che coinvolge ogni aspetto della vita quotidiana, come sostiene Francesco Guccini, per fare una canzone d’amore non è necessario descriverlo, elencarne gli effetti, ma dimostrare come questo faccia parte della vita, di come ne sia il possibile, dolce riscatto “…Dev’esserci, lo sento, in terra, in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto, non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ombra, e tu Rossana il sole…”(Cyrano-Guccini).
È quindi a livello “narrativo” che si palesa la debolezza di certi brani, non tanto nella ricerca di ardite metafore e soluzioni linguistiche, quanto nel punto di vista utilizzato per descrivere un sentimento così completo e complesso, per cui c’è un’evidente differenza nell’asserire “…però mi piaci, che ci posso fare..” (Britti) e “…supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare, perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te…” (La cura-Battiato) o ancora nel calarsi nei panni di un mimo che tenta una “dichiarazione” d’amore “…questa volta la voce è rimasta dov’era, che nessuno capisca che mi muovo per te, si è fermata per sempre nel mio corpo di cera, che al tuo caldo respiro cera sciolta sarà…e il silenzio lo dirà…” (La parola ai mimi-Branduardi/Giorgio Faletti).
In particolare, da sempre si tende a parlare d’amore come se fosse un sentimento esclusivo di gente middle class, che “va a cento all’ora”, non imputabile agli ultimi, ai diversi, agli immigrati; per fortuna c’è chi non la pensa così “…porto l’iniziale del tuo nome, e ti bacio sulla bocca, fa che non ti riescano a trovare, fa che la mia notte sia dormire…” (Lacrime amare- Mercanti di Liquore). E poi basterebbe così poco per parlare d’amore in maniera dignitosa, come ad esempio rifarsi alla storia della canzone italiana “…ma nat’ o sole, più bell’oiné, o sole mio sta in fronte a te…” oppure “…quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti, ma alberi…”

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