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Judo, molto più che uno sport

Judo, molto più che uno sport

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Il judo , tradotto come via della cedevolezza , è un’arte marziale giapponese, fondata nel 1882 da Jigorō Kanō, diventata sport olimpico nel 1964 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo.
Nelle olimpiadi di Atene del 2004 ha rappresentato il terzo sport più universale, con la partecipazione di numerosi atleti provenienti  da 98 paesi diversi. Si è confermato ancora sport universale alle olimpiadi di Londra con una partecipazione ancora più numerosa.
Non bisogna tuttavia considerare il judo uno sport “aggressivo”, infatti la principale regola di questa disciplina è il rispetto per l’avversario, nonchè del proprio maestro e del Dojo. Jigorō Kanō inoltre fondò il judo con lo scopo fondamentale di creare un sistema di educazione al combattimento , supportato da forti valori etici e morali , che fanno del judoka una persona di valore .
Il judo non è uno sport pericoloso per chi lo pratica poichè tutti gli atleti sono adeguatamente formati per attaccare e difendersi in maniera corretta. Infatti oltre alle tecniche di attacco sono presenti anche tecniche di difesa. Quest’ultime sono chiamate Ukemi, sono molto importanti perchè permettono all’atleta di cadere , a seguito di un attacco avversario , senza farsi male.
Le tecniche di attacco sono molteplici e vengono divise in diverse categorie : ci sono tecniche di braccia (te-waza ) , di anca ( koshi-waza ) e di gambe ( ashi-waza ).  L’insieme di queste tecniche costituiscono il combattimento in piedi che prevede la proiezione dell’avversario a terra. A seguito di un combattimento in piedi , segue un combattimento a terra che prevede l’utilizzo di altre tecniche racchiuse in 3 grandi categorie: tecniche di immobilizzazione (osae-komi-waza) , di strangolamento ( shime-waza) e di leva articolare ( kansetsu-waza ). 
Il judo viene praticato nel Dojo che costituisce l’intero ambiente dove il judoka può allenarsi . Nel dojo, il judo viene praticato su un materassino chiamato tatami, in antichità costituito da paglia di riso. Il judoka indossa una vera e propria divisa chiamata judogi di colore bianco o blu. Parte fondamentale del judogi è la cintura che indica il grado di esperienza dell’atleta in base al colore.
Durante l’intero combattimento è presente un arbitro che ha il compito di assegnare parzialmente i vantaggi o la vittoria in base alla riuscita della tecnica ma soprattutto di verificare che la competizione si svolga nel rispetto delle regole e dell’avversario. Ogni qualvota una regola viene violata l’arbitro assegna una sanzione o, se necessario la squalifica.
In Italia possiamo vantare numerosi campioni di judo tra i quali ha notevole rilevanza Pino Maddaloni Campione Europeo nel 1998 e nel 1999, . Nel 2000 ha vinto l’oro alle Olimpiadi di Sydney nella categoria -73 kg ed è stato nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Dopo le Olimpiadi di Pechino, successive a un doloroso infortunio al ginocchio Pino Maddaloni non ha più combattuto. Non ha ancora annunciato il suo ritiro ufficiale dalle competizioni. Da gennaio 2011 allena la nazionale italiana non vedenti. La sua storia, romanzata, è stata narrata nel film “L’oro di Scampia” del 2014. Attualmente Maddaloni fa parte del team “Fiamme Oro” di Roma con il grado di Assistente di Polizia.
Un’altra campionessa italiana è Giulia Quintavalle che ha conquistato nel 2008 l’oro ai giochi olimpici di Pechino. Attualmente fa parte della squadra “fiamme gialle”.
Il judo non è uno sport ma una vera e propria scuola di vita poichè oltre all’apprendimento della disciplina, trasmette importanti valori quali il rispetto, l’amicizia e una profonda coscienza di se stesso e degli altri . Questo è ciò che fa del judo una seconda famiglia.

Armando Garofalo

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