Home News La maldicenza contro l’invidia ed altri drammi
La maldicenza contro l’invidia ed altri drammi

La maldicenza contro l’invidia ed altri drammi

209
0

(di Carlo Di Stanislao) – Pochi giorni fa, Cosimo Pacciani, ha acutamente ricordato a noi tutti che l’Italia è un Paese diviso, in cui ogni famiglia è una Repuibblica, con una sua legislatura e dei suoi partiti, con crisi di governo e continue discusioni su ogni singola scelta; spiegando così come mai da noi non esistono rivolte ma mugugni e resti netta, dopo un secolo e mezzo di storia comune, la divisione fra vita pubblica e privata e ancora perché la maldicenza ed il chiacchericcio siano i meccanismi di trasmissione di informazioni, ovviamente in una distorsione che stordice al punto di non saper piu’ cosa sia vero o cosa sia sentito dire.

Questi gli aspetti sociali e storici negativi sulla maldicenza, anche sea evidente che ne debbono esistere anche aspetti “positivi” se essa, nella mia città, è onorata da sempre e da dieci anni il “Pianreta della madicenza” si giova del supporto del Comune e di importanti istituzioni (La SocietLa maldicenza contro l’invidia ed altri drammià Dante Alighieri, l’Accademia della Cucina e l’Istituto Alberghiero), che insieme alle “storiche” Confraternite e Congreghe agnesine , danno vita ad una kermesse che dura ben 5 giorni (quest’anno dal 14 al 18 gennaio), dedicati in vatrie forme all’arte di “dire il male”, con, quest’anno, un maggior coinvolgimento dei giovani e un premio, appunto per i giovani, dedicato all’indimenticata “Badessa” Luciana Cucchiella, con in più una conferenza-concerto sul tema della “maldicenza nella musica”.

E’ evidente che quella che si festeggia a L’Aquila è quolcasa di diverso da quel peccato morole che può ucidere, di cui ha parlatocon toni molto negativi Papa Francesco e il celebre moralista Hering chiamava “clericas invidia”.

Ma se Cesare Cantù, a fine ottocento, poteva scrivere: “La maldicenza rende peggiore chi la usa, chi la ascolta, e talora anche chi n’è l’oggetto”; a L’Aquila accade che essa, usata non non per fustigare un singolo ma un fatto o un atteggiamento, possa assumere un valore per così’ dire “educativo”.

E pertanto, le “giornate aquilane sulla maldicenza” organizzate dalla associazione culturale “Confraternita aquilana dei ‘devoti’ di Sant’Agnese”, nel cui statuto, all’articolo 1, si legge che tutta l’attività è rivolta a promuovere la maldicenza intesa non come pettegolezzo né come insulto, bensì come strumento di valenza sociale, critica costruttiva e leale antagonismo”; sono qualcosa di cui andare fieri.

E’ questo che mi ha appassionato nelle ultime edizioni, a cui ho partecipato volentieri, cn Mercedes Calvisi, in rappresentenza dell’Istituto Cinematografico Lanterna Magica, meravigliandomi ogni volta per la capacità di usare l’intelligenza propria e diretta di una terra ancora in grado di conservare valori, per esprimere allusivamente e attraverso la “maldicenza”, come strumento di critica sociale ee con intenti decisamente costruttivi.

Per riprendere e rovesciare l’idea di Hering, durante la manifestazioone è evidente che tutto ciò che viene detto e rappresentato è privo di invidia, di collera di animosità, senza gelosia o frustrazione, usata per dar voce alla nostra cpacità i scandaliozzarci di fronte a certi fatti e non ricorrere ad una piatta e vuota e anodina “impetrtubarbilita” che molto spesso esprime una esiziale e totale sconfitta sotto il profilo umano e sociale.

Pettegolezzi, malignita’, maldicenze sono le forme di aggressivita’ verbale e distruttiva, ma la “Confraternita aquilana dei ‘devoti’ di Sant’Agnese”, ne hanno fatto qualcosa di diverso, capace di denunciare vizi e piaghe, affinché non diventino silenziosi trestimini distruttivi del tessuto sociale e dei rapporti interni ad una comunità.

Grazie alla kermesse, si tiene lontano l’individia, sentimento arcaico e pericoloso, e che è foriero di altre

distruttive nefandezze: senso di inferiorità, inadeguatezza frustrazione, impotenza, odio e rabbia.

“L’invidia è la ladra della gioia” diceva Theodore Roosevelt  e le cinque giornate aqulane servono per esorcizzare questo saggio aforisma, ricordandoci, in vario modo (teatrale, musicale, ecc.) che  è l’invidioso la vera vittima di sé stesso e come ci ricorda Giacome De Benedetti con il suo treatro, la rapprresentazioone di essa ce ne tirene debitamente lontani.

(209)

tags:

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close