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L’Aquila contamina Napoli, con flamengo e tango

L’Aquila contamina Napoli, con flamengo e tango

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(Di Augusto Valente e Carlo Di Stanislao) La parola Flamenco appare per la prima volta tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800. E sul sol significato ancora si dibatte. I gitani, ad esempio, venivano chiamati flamencos, perché si credeva erroneamente che essi provenissero dai Paesi Bassi (Fiamminghi).

Altre interpretazioni trovano dei legami con la traduzione letterale di flamenco dallo spagnolo, che significa “fenicottero”.

Un’altra teoria accosta il termine flamencos alla gente malavitosa , che faceva uso di un grosso coltello proveniente dalle Fiandre.

Altre sostengono che il termine venga da  Flamancia, Flama o Llama, che significano fiamma: in questo modo si definisce il temperamento dei gitani e della loro arte.

Un’altra interpretazione collega la parola Flamencos a “felah-mengu”, ovvero, dall’arabo, contadino fuggito, riferito sempre ai gitani che si rifugiarono nei monti per sfuggire a svariate persecuzioni. E’ risaputo, infatti,  che i gitani, furono e sono un popolo in continuo movimento, scacciati da tutti i paesi per il loro modo di vivere, che destava sospeto e preoccupazione.

Quindi mentre per quasi tutti il “Flamenco”, è semplicemente  uno spettacolo di musica spagnola, con un chitarrista, un cantante, una ballerina con una rosa tra i capelli e un’ampia gonna e magari un ballerino che ci sorprende con la ritmica dei piedi e la sua potenza fisica, ci troviamo di fronte  e a qualcosa di più complesso, ad una vera e propria cultura che ha dato vita ad una forma di arte molto vasta e antica, di cui non è facile trovare documenti scritti.

E questa cultura, che nasce in epoche remote come Cante Jondo,  che colpisce per la sua carica emozionale e per la sua visceralità espressiva, contaminata col Tango argentino e la cultura musicale partenopea, sarà fatta vivere sulla scena dell’Auditorium della Guardia di Finanza di Coppito, domani, domenica 6 maggio, con inizio alle 18, in uno spettacolo corale  in cui un pianoforte, un violoncello, due chitarre, due voci, quattro ballerini e un set di percussioni, ci faranno immergere in una atmosfera calda di palpitanti passioni, entro un modo nuovo di fare “musica” e danza, con un universo polisemico capace di parlare direttamente al cuore e alla pancia, con performance sulla famiglia come protezione; sulla  ricchezza che fa diventare l’uomo meno generoso; sull’amore che tutto assolve e salva.

Lo spettacolo, curato da i “Flamenco Tango Neapolis”, è intitolato “Encando”, nato nel 2009 e già portato, con successo, in giro per l’Italia e nel mondo.

Protagonisti ne sono Salvo Russo (pianoforte, voce e percussioni), Giovanna Famulari (violoncello e voce), Lucio Pozone (chitarra flamenco), Massimo De Lorenzi (chitarra classica),e i ballerini Alessia Demofonti e Emilio Cornejo (danza flamenco) e Daniela Demofonti e Lucas Gatti (danza tango argentino);  artisti provenienti da varie culture e formazioni, capaci di mettere insieme polideriche esperienze  armonizzate entro una contaminazione originale fra cultura zitana, tango argentino e musica popolare napoletana.

Uno spettacolo, già prodotto in CD e DVD nel 2010, dalle atmosfere vivaci, romantiche e suggestive: un viaggio che parte dal cuore della Napoli viscerale, tocca la passione della cultura gitano-andalusa e giunge alla sensualità e all’eleganza dell’anima del popolo porteño.

Uno spettacolo che la presenza dell’aquilano Lucio Pozone (vedi: http://www.lucio-pozone.it/main_it.htm),  ci rende ancora più caro: un incantesimo in cui “Tu sì ‘na cosa grande” diventa nucleo che ispira la pasiòn flamenca; “Maruzzella” ricrea l’atmosfera delle milonghe argentine e “Scalinatella” irrompe con tutta l’energia dell’espressività napoletana in una vera e propria “juerga flamenca”. La serata aquilana è inserita nel cartellone che la Società Aquilana de Concerti “B. Barattelli” ha stilato per il 2012.

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