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L’Aquila della speranza vince a Giffoni, il terremoto entra solo  in parte a Roma e l’Aquila si ripopola virtualmente

L’Aquila della speranza vince a Giffoni, il terremoto entra solo in parte a Roma e l’Aquila si ripopola virtualmente

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(Di Carlo Di Stanislao) La prima a L’Aquila, il 24 aprile 2012, nel luogo-simbolo dell’Auditorium della Guardia di Finanza, a concludere le iniziative del terzo anno dal terremoto che rievoca e che ha cambiato il volto e la storia della città. “L’Aquila Anno Domini 2009”, mediometraggio realizzato dai ragazzi della III media del comprensorio di Pizzoli e dai loro insegnati, ha vinto al Giffoni Film Festival 2013, perché è un racconto tragico che non cancella ed anzi alimenta la speranza di rinascita, quella speranza che è al centro di questa edizione (la numero 43) del Festival più giovane d’Italia, contrassegnato dalla frase Forever young, per sempre giovani, titolo di un brano degli Alphaville, in cui si dice: “La giovinezza è come diamanti nel sole e i diamanti sono per sempre”. Un auspicio pieno di ideali. Una speranza da sognatori. Una promessa fatta con vigore. Una volontà scritta col fuoco.
Il mediometraggio, nato con un intento assai nobile: devolvere il ricavato delle vendite del Dvd per il restauro di opere d’artee che è già riuscito a donare 6mila euro alla Sovraintendenza dell’Aquila per il restauro di due affreschi del complesso conventuale della Beata Antonia, si giova, fra l’altro, di una splendida colonna sonora, scritta dalla compositrice Caterina Imbrogno, con registrazione, nel liceo musicale de L’Aquila, a cura di Emiliano Bucci e con la partecipazione straordinaria di Grazia Di Michele, che ha prestato la voce alla Madonna e la sua immagine nella scena finale.
Distribuito dalla “Peperonitto film”, casa di produzione di Avezzano, che ha prodotto anche “La tana del Bianconiglio, scritto e diretto dalla giovane regista Linda Parente (nata ad Avezzano e formatasi presso l’Accademia dell’Immagine dell’Aquila), girato nel centro storico della citta’ ferita dal sisma e progetto di natura totalmente benefica che ha visto la partecipazione di molti professionisti e tecnici affermatisi in campo nazionale e internazionale (come il direttore della fotografia Marco Incagnoli e lo scenografo Gianluca Amodio) e di un cast composto da attori provenienti da teatro, cinema e televisione, che hanno lavorato a titolo gratuito; ha vinto, lo scorso 27 luglio, il premio “Audience award” al MyGiffoni, sezione riservata ai corti prodotti dalle scuole medie, raccogliendo ben 3.597 preferenze.
Frutto di tre anni di lavoro, nato da un progetto dell’Istituto don Milani di Pizzoli, portato avanti dai ragazzi della scuola di Pizzoli e Cagnano, è stato diretto da un terzetto composto dalle insegnanti Paola Trivelloni, che ha curato anche testi e sceneggiatura, Vera Prete e Rosetta Mele ed è soprattutto un messaggio per la rinascita.
Del terremoto aquilano parla anche “Immota Manet”, di Gianfranco Pannone, regista che, ad aprile 2009, , con gli allievi dell’Accademia del Cinema de L’Aquila, stava preparando un documentario dedicato a Ignazio Silone. Il sisma fermò tutto e così nacque “Immota manet”, documentario breve dove convivono le immagini del terremoto e i brani tratti da “Uscita di sicurezza” di Silone, che sarà presentato al prossimo Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dall’8 al 17 novembre, anche a parziale risarcimento della bocciatura di “Quel che resta”, un film che parla dello sconvolgente terremoto avvenuto a Reggio Calabria e a Messina il 28 dicembre del 1908, con migliaia di morti, migliaia di storie umane, di drammi, di sogni strappati e di terrore, cancellati con una “X”, film di Laslo Barbo, prodotto da Film Commission Calabria, produzione straordinaria Srl e provincia di Reggio Calabria, che racconta la storia di famiglie che mai più si sono ricongiunte; di donne sfollate dal centro per andare a partorire nelle marine della provincia dove c’erano soltanto fienili abbandonati, mettendo assieme pezzi di storia lontana e drammi vicini come quelli vissuti dalle popolazioni di questo tempo, vittime dello stesso terrore (il sisma nel pollino che ha fatto tremare Calabria e Basilicata, il terremoto dell’Emilia e la catastrofe dell’Aquila, appunto).
E dire che nel cast figurano Giacomo Battaglia, Gigi Miseferi, Giancarlo Giannini, Franco Nero, Luca Lionello e Rosa Pianet e che la vicenda è costruita in modo da far capire un pezzo di storia, che evidentemente, da parte di alcuni non è stata ancora né compresa né digerita.
Ci spiace, ad esempio, che un film come “Ju Tarramutu”, realizzato due anni dopo il terremoto del 2009 da Paolo Pisanelli, pellicola, distribuita da ZaLab e viaggio impietoso nei territori della città più mistificata d’Italia, perché tanto si è detto e scritto su questa terra distrutta prima dalla forza della natura e poi da scelte politiche ed economiche che poco hanno a che fare con la ricostruzione di quelle case e quelle piazze ancora abbandonate, ma li si è fatto spesso male; non sia stato invitato a nessun festival importante.
Ciò che ci commuove è la notizia, letta a fine giugno, che ci ha detto che Oliviero Toscani ha preso un appartamento in via Persichetti, a due passi dalla palazzina crollata con il terremoto del 6 aprile 9, con due vittime rimaste sotto le macerie; Marco Bellocchio ha scelto via dell’Arcivescovado, nel cuore del centro storico e ancora in zona rossa, dove è stata appena inaugurata la nuova sede dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dove troverà come vicino di casa l’editorialista del Corriere della Sera Pigi Battista; mentre Daniele Luchetti ha appena comprato in via Garibaldi, accanto a un’altra firma del Corriere, il sondaggista Renato Mannheimer. Cittadini virtuali o digitali ma che hanno accettato di ridare speranza ad una città prendendo simbolicamente dimora tra, a 4 anni dal sisma, in risosta ad una idea di Nuvolaverde.org: community di giovani che si occupano di “cultura dell’innovazione per la sostenibilità”, con l’obbiettivo di “ripopolare L’Aquila invitando uomini e donne, ragazzi e ragazze a stabilire la residenza digitale nella città muta, creando così un movimento di partecipazione simbolica dall’Italia e dall’estero”.

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