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Milano guarda il nostro  cinema (addormentato)

Milano guarda il nostro cinema (addormentato)

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(Di Carlo Di Stanislao) Dal 5 al 14 aprile Milano, per l’undicesima volta, festeggia il cinema italiano, coinvolgendo, nella dieci giorni de “Il cinema italiano visto da Milano”, il Carcere di Milano Bollate, con le altre location composte da: Spazio Oberdan (Milano, Viale Vittorio Veneto 2); MIC Museo Interattivo del Cinema – Manifattura Tabacchi (Milano, Viale Fulvio Testi 121); Area Metropolis 2.0 (Paderno Dugnano, Via Oslavia 8); Cinema Astra (a Como).
Organizzata da Fondazione Cineteca Italiana e sostenuta da Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano e Paderno Dugnano oltre a RaiCinema (che ha collaborato al programma), il festival, oltre alla proiezioni di film di giovani registi e dei migliori lungometraggi della passata stagione (la maggior parte dei quali alla presenza dell’autore),  prevede il concorso “Rivelazioni”, con in gara cinque lungometraggi non ancora distribuiti in sala di cui quattro opere prime.
La giuria sarà composta da studenti della Scuola Civica di Cinema e Televisione di Milano (premio del festival), più una del pubblico.
I film in concorso, poi, saranno proiettatati anche all’interno del carcere di Milano-Bollate, sottoposti a una giuria di detenuti, che a sua volta sceglierà l’opera migliore.
I titoli in concorso sono: Il gemello (di V. Marra), Ossigeno (di P. Cannizzaro), Fratelli e sorelle. Storie di carcere (di B. Cupisti), e Le Jardin des merveilles (di A. Hamzehian).
Ospiti della manifestazione saranno Pappi Corsicato, Toni Servillo, Matteo Garrone, Daniele Ciprì, Marina Massironi, Niccolò Ammaniti, Enzo Avitabile e Morando Morandini.
Una iniziativa molto coraggiosa ed importante in un momento in cui, come da titolo di inchiesta, la rivista Segno Cinema, colò numero 108 attualmente in edicola, definisce il nostro cinema “Bello Addomermentato”, non solo con un mercato che è in condizioni disastrose, ma manca, quasi sempre, un respiro europeo nelle produzioni, con conseguente assenza di esportazioni significative ed invece una continua importazione (dalla Francia, dalla Spagna, dall’Inghilterra) di modelli “altri”.

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