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Primi ruggiti a Venezia

Primi ruggiti a Venezia

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(di Carlo Di Stanislao) – A Venezia si alza il sipario senza divi di richiamo planetario e con una sala stampa semi vuota. Forse la colpa è della crisi, forse del complesso da orfani di Muller, forse del fatto (empirico) che ci sono meno film orientali (e dunque meno giornalisti orientali, che sono sempre tantissimi). Però non è un brutto inizio, anzi.
L’incipit è importante e quella di Venezia numero 69 è stato buono. Bello il nuovo thriller di Mira Nair “The Reluctant Fundamentalist”, scelto per l’apertura, con la splendida (e molto brava) Kate Hudson, presente in Laguna, pellicola che racconta di una donna sofisticata che sta per condividere la sua vita con un professore pakistano, prima che l’attentato dell’11 settembre cambi radicalmente le loro esistenze, in cui si riflette, in modo attento e senza sensazionalismi, su come l’America sia cambiata da quel particolare momento.
E già le voci che circolano al Lido concentrano l’attenzione su alcuni film, dentro e fuori dal concorso. Ad esempio sulla nuova doppia prova (regista ed attore) di Robert Redford, “The Company You Keep”, film ambientato negli anni ’70, nel quale veste Redford veste i panni di un vecchio militante di un movimento comunista-rivoluzionario e “The Master” di Anderson, con Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, ambientato negli anni ’50, che racconta la relazione tra il leader di una setta religiosa e un uomo con problemi di alcolismo ed in cui, velatamente, si parla della nascita e della perniciosa diffusione di Scientology.
Grande attesa, anche, per la “Bella addormentata”, di Bellocchio, in concorso, in cui si affronta il tema dell’eutanasia, ispirandosi alla storia di Eluana Englaro, mentre per le teenagers confermata la prevista presenza di Zac Efron, protagonista di “At Any Price” di Ramin Bahrani, nei panni di un giovane ribelle, che rifiuta l’eredità di suo padre per seguire il sogno di diventare pilota automobilistico.
Attesa anche per “L’Homme qui rit” di Jean-Pierre Ameris, che conta su Gerard Depardieu come personaggio di punta e che ripropone sul grande schermo la trama originale del capolavoro di Hugo, in cui Gwynplaine, erede di una nobile famiglia francese, viene sfregiato dai Comprachicos, che l’avevano prima rapito e poi abbandonato e certo ci riporterà, con la mente, a straordinari personaggi del cinema, come il Joker di Batman, sia nella versione di Burton che di Cristopher Nolan.
Tornato in possesso della sua fortuna e travolto dall’amore passionale per una duchessa, Gwynplaine si allontanerà dalle uniche persone che lo avevano amato per ciò che era realmente: Ursus, che lo aveva salvato dalla strada e Déa, la dolce bambina cieca con cui era cresciuto. Una storia emozionante e profondamente umana, sospesa tra il valore inestimabile della più importante delle ricchezze: l’amore autentico.
Tornando al film di apertura, della regista e sceneggiatrice e docente della Columbia di New York, Mira Nair, di origine indiana, ma attiva da sempre negli USA, la scelta non è stata certo casuale. L’ultima mostra guidata, come direttore, da Alberto Barbera si era infatti chiusa l’8 settembre 2001, con la vittoria di “Monsoon Wedding” della stessa regista.
Poi, successero due cose:  l’attacco alle Torri Gemelle e, dall’altra parte del mondo e la cacciata di Barbera dalla Biennale, molto politica e mai del tutto digerita, voluta dall’all’epoca ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani.
La Nair è abituata ai grandi premi, fin dal suo primo lungometraggio: “Salaam Bombay!”, con cui vinse la camera d’oro e il premio del pubblico al Festival di Cannes nel 1988 ed ebbe la nomination agli Oscar, mentre il film seguente, “Mississippi Masala”, una storia d’amore tra una giovane indiana e un afro-americano, di premi, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1991, ne vinse tre.
L’altra sera, su Rete 4, è stato rimandato il suo splendido “Kama Sutra: a tale love”, del 1996, un raffinato melodramma che si lascia vedere, vuoi per la splendida protagonista, vuoi per l’ambientazione e anche per l’atmosfera, con immagini bellissime (la scena del tramonto sul gange in cui la ragazza si lava) che si alternano alla declamazione della filosofia del kamasutra: un mondo che non è solo erotismo, ma anche saggezza, conoscenza, disciplina e seduzione.
Il film con cui ha aperto Venezia è un altro eccellente prodotto, dove si dice (e si mostra) che il fondamentalismo non è solo una religione, è anche uno stato dell’animo, un’attitudine a guardare il mondo da un’angolazione che non permette sfumature.
Come detto, la storia si snoda intorno all’incontro tra il giovane professore pakistano Changez Khan (Riz Ahmed) e quello che gli si presenta come un giornalista americano, Bobby Lincoln (Liev Schreiber), in una sala da tè di Lahore.
Il primo ricostruisce la vicenda della sua vita, l’educazione tradizionale ricevuta in famiglia, il sogno della vita americana, gli studi a Princeton, la carriera di brillante analista finanziario a Wall Street, l’incontro con la fotografa e artista Erica (Kate Hudson) con la quale pensava di costruire la sua vita futura. Tutto fino al giorno dell’attentato alle Torri Gemelle.
Da quel momento l’universo di Changez inizia a sbriciolarsi, gli orizzonti cambiano radicalmente, la violenza s’insinua negli equilibri della sua esistenza di giovane rampante e ben vestito, la prospettiva cambia, alle aggressioni immotivate, come l’umiliante perquisizione imposta dalla polizia americana prima di salire su un aereo, non si può che rispondere con uguale aggressività.
Grande assente nel film il fondamentalismo religioso: “Abbiamo voluto parlare di altri fondamentalismi – dice Mira Nair -, quello culturale, politico e quello economico del capitalismo finanziario, dei destini del mondo decisi dalla dittatura delle agenzie di rating e di valutazione di mercato. E’ una versione laica”. «La religione è spesso considerata come un elemento magico – aggiunge lo scrittore Hamid che ha curato la sceneggiatura -, certo avrebbe oscurato tutto il campo del racconto. Mettendola da parte le cose si vedono molto più chiaramente”.
Il film, comunque, mi dicono i miei informatori sul campo, mostra alcune cadute e sebbene godibile, non resterà nella storia del cinema.
Quanto a Kate Hudson, nel film è bruna e più in carne di come è apparsa sul red carpet, ieri sera.
E per il glamour che sempre accompagna Venezia ed il cinema, sempre ieri, Franca Sozzani, Lapo Elkann e Livia Firth, hanno festeggiano con un pranzo su invito, a bordo della M/S Dionea, il numero de L’Uomo Vogue di Settembre, dedicato ai protagonisti del Festival di Venezia. Le foto del party su Blogosfere Style & Fashion e tra gli ospiti: Colin Firth, Naomi Watts, Liev Schereiber, Kasya Smutniak, Gabriele Salvatores, Matteo Garrone, Alberto Barbera, la stessa Mira Nair, Gabriele Muccino, Emanuele Crialese, Pierfrancesco Favino (presidente di giuria per “Opera prima”), Michael Mann (presidente di giuria del del Festival Internazionale), Aurelio De Laurentiis, Camilla e Pietro Valsecchi, Laetitia Casta, Violante Placido, Jacopo Olmi Antinori, Beppe Fiorello, Adriano Giannini, Shekar Kapur, Shala Monroque, Domenico Procacci, Alessandro Roja, Renzo Rosso, e Nicolas Vaporidis.
Tornando al Festival, sul fronte dell’informazione le varie testate della tv pubblica (presente con ben sei film, di cui due, in concorso, italiani) dedicheranno grande attenzione e programmi all’evento, con servizi, approfondimenti e interviste con autori, registi e attori proposti da Tg, Tgr, Rai News e Gr, mentre Rai Movie trasmettera’ in diretta tv e web tutti i principali appuntamenti della manifestazione.
La rete Rai per il cinema, dedica una striscia quotidiana di 15 minuti affidata a Marco Giusti, dove si raccontano gli eventi in corso al Lido, con interviste e immagini esclusive.
Inoltre, Rai Movie, ha anche creato un sito dedicato all’evento dove sarà possibile seguire diverse dirette esclusive, rivedere la programmazione degli anni passati e seguire tutte le news (www.raimovievenezia.rai.it).

Infine, dal 29 agosto all’8 settembre, la programmazione sarà dedicata in larga parte alla Mostra del Cinema con diversi omaggi agli autori e ai film che ne hanno fatto la storia. Si comincerà con un omaggio speciale, il 29 agosto, al presidente di giuria Michael Mann con Manhunter, il film che segna la nascita cinematografica del personaggio Hannibal Lecter nato dalla penna di Thomas Harris e si proseguirà, sino alla fine della manifestazione, con un doppio appuntamento. In particolare, il 3 settembre e’ previsto un omaggio a Francesco Rosi che riceverà il Leone d’oro alla carriera.
E, la stessa rete, ieri sera, ha mandato ”Manhunter” (1986) di Michael Mann, omaggio al presidente di giuria per la 69° mostra, che segna anche l’ottantesimo (1932-2012) compleanno del Festival più antico del mondo che, abbandonato l’andamento alla Muller e Tarantino (b-movie e spaghetti-western), torna ad un cinema più professionale e paludato, con, anche, una retrospettiva (inaugurata l’altro ieri, nel pre-festival) dalla proiezione, nell’Arena di Campo San Polo, di Roma ore 11 di Giuseppe De Santis, del 1952, che prevede una passerella di restauri doc dove scorreranno titoli blasonati come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri e Fanny e Alexander di Ingmar Bergman.
Per l’inaugurazione di questa sezione è atteso Michael Cimino di cui si (ri)vedrà l’eroico Heaven’s Gate , film dalla vicenda tormentata, acclamato dai fan, tagliato, rimontato, venerato. Un esempio perfetto di quelle disavventure da grande schermo che finiscono per rendere ancora più imponente il profilo di una personalità registica largamente incompresa.
Nel prefestival il grande Jonathan Demme ha presentato il suo “Enzo Aviabile music”, documentario dedicato al grande musicista napoletano che, ha detta dello stesso Demme, è in grado di produrre musica “fulminante” e tale “da cambiarti la vita”.
La musica ha sempre svolto un ruolo determinante nelle opere dirette da Demme: è evidente dall’uso che ne ha fatto in tutti i suoi film per il grande schermo.
Ma questa passione negli anni è stata riversata in numerosi videoclip e, soprattutto, in film-documentari acclamati dal pubblico e dalla critica tanto cinematografica quanto musicale: The Pretenders, New Order, Talking Heads, Bruce Springsteen, Neil Young.
Nei suoi ultimi documentari ci ha raccontato l’ex Presidente americano Jimmy Carter ed è stato “sul campo” ad Haiti e New Orleans. Ecco quindi che questo lavoro rappresenta un’incredibile occasione perché lo sguardo di uno dei più grandi registi al mondo possa raccontare non solo la musica di un artista “unico” come Avitabile, ma anche una città, Napoli, con tutte le sue ricchezze e contraddizioni.
Dopo la proiezione, Demme ha parlato con i giornalisti e, fra l’altro, ha detto di aver molto apprezzato, lo scorso anno, “Terraferma” di Crialese e che sta organizzando, con Antonio Monda, una proiezione speciale del film a New York.
Ed ha parlato del progetto fallito di portare sulla schermo “22 11 63” di Stephen King, con cui è stato in disaccordo sulla sceneggiatura e sull’altro fallimento (per ora), “Zeitourn”, una bellissima storia di Dave Eggers, che lui vorrebbe tradurre in un film d’animazione, ma per la quale non trova ancora finanziatori.
E infine ci ha informato che è sempre più interessato a film di basso budget, di essere pronto ad iniziarne una intitolato “Rachel is getting married” e di stare ultimando il montaggio di “Wally and Andre shoot Ibsen”, di cui è molto fiero.
Si dice che questa edizione sarà caratterizzata da un cinema forte, con titoli attesissimi come “Passion” di Di Palma, “Spring Breakers” di Harmony Korine e, soprattutto, “To the wonder”, diretto da Terrence Malik e con un cast d’eccezione, composto da Ben Affleck, Rachel McAdams, Olga Kurylenko e Javier Bardem.
Nutrita la presenza della Rai come co-produzione e distribuzione. Sei lungometraggi e vari altri formati. Un elenco completo su: http://rumors.blog.rai.it/2012/08/29/enzo-avitabile-music-life-a-venezia-2012/
Guarderemo con attenzione al film di Daniele Ciprì “E’ stato il figlio”, dall’omonimo romanzo dello scrittore palermitano Roberto Alajmo, sceneggiato da Ciprì con Massimo Guadioso, dove si racconta, attraverso i volti ed corpi di Toni Servillo, Giselda Volodi, Alfredo Castro, Fabrizio Falco e Aurora Quattrocchi, la storia di una famiglia alle prese con un’improvvisa ricchezza, frutto di un risarcimento come vittime di mafia, dopo la morte della figlia in una sparatoria.
Molto interessante si preannuncia anche, in concorso, “Bellas Mariposas”, di Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo romanzo di Sergio Atzeni, pubblicato da Sellerio, racconto picaresco sullo sfondo di una Cagliari agostana, film che ha ottenuto il sostegno del MiBAC, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e di cui la Rai ha acquisito i diritti di distribuzione.
Nato a Dorgali, in provincia di Nuoro, nel 1965, dopo aver studiato cinema al Dams di Bologna, Mereu ha frequentato i corsi della Scuola Nazionale di Cinema, dove nel 1997 ha conseguito il diploma in regia.
Il suo primo film è “Prima della Fucilazione, racconto ispirato a fatti realmente accaduti, incentrato sugli ultimi giorni di un condannato a morte per sequestro di persona durante il fascismo, accolto con favore al Sacher Festival e, ancora, a Torino e a Locarno.
Dopo “Passavamo sulla terra leggeri” e “Il quinto passo è l’addio”, ha realizzato una serie di corti , dal titolo complessivo “Via Meilogu 18”, con gli studenti della Ciusa-Alagon-Dessì di Nuoro.
Il suo film più bello (ed esordio nel lungometraggio), resta “Ballo a tre passi”, realizzato grazie al premio Axelotil vinto a Visioni italiane e prodotto da Gianluca Arcopinto, vincitore del Premio come miglior film alla Settimana della Critica e la Menzione Speciale Premio De Laurentiis, alla Mostra del Cinema di Venezia 2003.
Stasera, per “Orizzonti”, “Gli Equilibristi” di Ivano de Matteo, scritto con la moglie Valentina Ferlan, storia di Giulio, interpretato da Valerio Mastandrea, che conduce una vita tranquilla, casa in affitto, posto fisso, moglie e figli, ma è entra in un inferno senza fine dopo la separazione, trovandosi a dover mantenere se stesso in un nuovo appartamento e al contempo la sua famiglia e tutto questo con soli 1.100 euro mensili di stipendio.
Da segnalare, infine, “La nave dolce” (ancora prodotto Rai), in cui Daniele Vicari, torna a trattare un tema che costituisce ancora una ferita aperta per l’Albania: la prima grande migrazione a bordo della Vlora.
l titolo si riferisce al carico originale della nave, che portava 10 tonnellate di zucchero proveniente da Cuba e il cui comandante e, anche con la forza, sarà costretto a dirigersi verso Bari.
Come ha detto lo stesso Vicari, alcuni accadimenti storici assumono senso nella coscienza di ciascuno di noi come nella coscienza collettiva e cambiano la nostra percezione del tempo e dello spazio, ci conquistano e ci modificano.
Enorme il lavoro di ricerca negli archivi che ha consentito al regista, come diceva Zavattini, di lavorare su immagini, spesso televisive, che rappresentano, in qualche modo, la coscienza che la comunità assume verso un particolare problema.
Mi si dice (da parte di quel certo amico, attivo sul campo), che il risultato è entusiasmante, e mostra non solo l’evento, già drammatico in sé, ma il radicale mutamento storico che di lì a poco l’Italia e l’Europa avrebbero subito, e che accadeva sotto i loro occhi.
Insomma, un pugno potente come “Diaz”, con un preludio carico di emozione e tensione, che ci accompagna verso quelle che saranno le drammatiche vicende durante la traversata e allo sbarco.
“Diaz l’ho visto a Perugia, ad aprile, nel nuovo Uci Cinemas, che non esisteva quando lì ero studente. Ed è stata una esperienza sconvolgente, terribile e bellissima, un film duro, violento, angosciante; esattamente come quei giorni a Genova.

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