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Scatti in bianco e nero per un universo tinto di rosa

Scatti in bianco e nero per un universo tinto di rosa

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(di Carlo Di Stanislao) – Martha Nussbaum, femminista incerta ma abile filosofa di tradizione aristotelica, in un’intervista rilasciata a “Repubblica” (8/10/2009) dichiara: “Il femminismo ha realizzato progressi in ogni area delle nostre vite, eccetto che nella politica”. Non siamo affatto d’accordo con lei e non solo perché sono 17, oggi, le donne a capo di uno stato e tantissime le donne che militano attivamente in vari partiti; ma soprattutto perchè, come notato da donne molto attente alle variazioni dei ruoli femminili, questo equivoco nasce da un’idea di superamento della differenza sessuale,  che vede come unica strada possibile universalizzazione forzata delle parzialità viventi.

Occorre certamente prendere atto che pensando neutramente si incorre nell’inefficacia del pensiero sul piano della realtà e delle sue esigenze di cambiamento, anche se si riempiono molte pagine di libri. In effetti, certe forme della politica tradizionale, così come si presentano ancora oggi alla nostra riflessione, sono irriformabili, come sostengo nel saggio “Sovrane”, contenuto nel volume di Diotima, Politica e potere non sono la stessa cosa (2009).

Irriformabili perché cresciute e sviluppatesi ben presto intorno all’idolatria del potere, tanto da costringere la parola politica a diventare, nell’uso irriflessivo corrente, un sinonimo di potere. E questo ci offre lo spunto per un discorso più ampio: non si tratta di porre le donne in ruoli dirigenziali e di potere, nelle arti, nella cultura, nella politica o in economia, ma di servirsi del femminile come valore innovativo aggiunto per cambiarli, modificarli questi settori. L’homo oeconomicus che si era autodescritto come macho nelle ultime fasi dell’evoluzione capitalistica ha fallito anche l’espressione concreta del suo machismo come impresa finanziaria e come totale e globale delle economie e delle finanze. Questa sarà la pietra tombale del tipo antropologico “macho”, tanto da consigliare un repentino passaggio della discussione mondiale dal livello economico-finanziario al molto più urgente livello antropologico.

Temi complessi, come complesso è il ruolo femminile in questi ultimi anni, dal dopoguerra ad oggi, un ruolo che il cinema ha descritto con sensibile puntualità e che sarà al centro della rassegna “Frammenti di donna”: Sette incontri introdotti da immagini, pensata, curata e realizzata dalla’Istituto Cinematografico La Lanterna Magica, con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, la Direzione Generale Cinema, La Regione Abruzzo, La Provincia e il Comune de L’Aquila e che si inaugurerà con la mostra fotografica “Donne al timone”, il 6 ottobre alle 16,30, presso la Sala Archelogica del Castello Piccolomini di Celano. Una mostra tratta dal volume omonimo della One-Group, introdotto ed illustrata dall’autore:  il fotografo di fama internazionale Gianni Berengo Gardin, che ha realizzato ben 210 libri fotografici e che nel 2007  ha editato la monografia “L’Abruzzo dei fotografi”, che ospita (anche in copertina) dieci sue immagini dell’Aquila ed un’intervista. Berengo Gardin iniziò a fotografare il mondo da giovanissimo. Da allora non si è più fermato.

Ancora oggi continua in questa difficile vocazione che, nel corso dei decenni, lo ha portato a incontrare gente, visitare luoghi e vivere la storia. Nei suoi scatti si incontra proprio la storia – quella con la ‘s’ maiuscola – fatta delle persone semplici che vivono la vita di tutti i giorni. “Molte volte – racconta Berengo Gardin – scatti le foto per istinto e ti rendi conto dopo che hai fatto un buon lavoro”. Insomma, un lavoro lungo una vita. Nel suo studio milanese, Berengo Gardin custodisce gelosamente circa un milione e 350mila scatti. Fotografie che, a ottobre, saranno insignite del prestigioso Lucie Awards, la massima onoreficenza per la fotografia che, fino ad oggi, era stata data a grandi maestri come Henri Cartier-Bresson, Gordon Parks, William Klein e Wily Ronis. Considerato da molti il più rappresentativo fra i fotografi italiani viventi, da più di 50 anni Berengo Gardin porta avanti, sempre coerente a sé stesso, un importante lavoro d’indagine sociale nella continua ricerca dell’obiettività della comunicazione e della qualità dell’immagine.

Nelle foto esposte a Celano, dedicate alle donne-imprenditrici, v’è il lento camminare di queste verso il proprio destino, con un bianco e nero che riempie gli spazi e dà vivacità a volti nei quali s’imprime il solco del vivere quotidiano. Al’incontro di Celano saranno presenti, oltre a Gianni Berengo Gardin e alla scrittrice Francesca Pompa, il Presidente della Provincia de L’Aquila Antonio Del Corvo, l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Luigi D’Eramo e la Sovrintende ai Beni Storici, Artistici ed Etno Antropologici della stessa Provincia dott.ssa Lucia Arbace

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