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Un ricordo di Rossana

Un ricordo di Rossana

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(Di Carlo Di Stanislao) Avevo 12 anni e già alcuni turbamenti quando, vedendola in “Sette uomini d’oro”, pensai che le donne ti toglievano il fiato.
Lei, Rosanna Podestà, di anni ne aveva 31 ed al cinema era arrivata a 16, scoperta dal regista Léonide Moguy durante l’allestimento del cast di Domani è un altro giorno, inizio di una carriera fatta di sessanta film, girati in Italia e altrove.
In Messico, nel 1954 La rete (di Emilio Fernández, che la fece conoscere in tutta l’America Latina e lo stesso anno sposò il regista e produttore Marco Vicario, l’artefice di quel film rimasto mitico, che la tirò fuori dai ruoli stereotipati in cui era stata relegata a causa del fisico da pin-up e di ragazza-copertina, imprigionata nel neorealismo rosa (diretta da Valerio Zurlini, Mario Monicelli e Steno), e nel genere “peplum”, Nausicaa nell’Ulisse di Mario Camerini e scelta da Robert Wise nella parte della protagonista in Elena di Troia (1956), superando la concorrenza di Liz Taylor, Lana Turner e Ava Gardner.
Con Vicario Carla Doria (il suo vero nome), cambiò immagine radicalmente, diventando una femme fatale in abiti d’alta moda al volante di auto sportive, continuando nel sequel “Il colpo dei sette uomini d’oro” e poi nell’intellettualistico “Le ore nude”.
A metà degli anni Ottanta, finito il matrimonio con Vicario, si ritirò a vita privata con Walter Bonatti, l’altro grande amore della sua vita, iniziando una liaison che durerà trent’anni, fino al 14 settembre 2011, giorno della scomparsa del grande alpinista, esploratore e scrittore, che l’altro ieri l’ha aiutata nella scalata più difficile ed estrema.
Nata a Trpoli, come l’altro mito erotico della mia giovinezza, Claudia Cardinale, è morta l’altro ieri a 79 anni, ancora bellissima, con quel viso splendido imbronciato, che ha conservato fino alla fine un’aria da adolescente, da eterna Nausicaa, segnata da un unico grande dolore, raccontato a Vanity Fair subito dopo, quello di non essere riuscita a stare accanto al suo Walter in rianimazione, perché non erano sposati.
Ora in cielo nessuno chiederà loro i documenti e viaggeranno allacciati come due nuvole d’oro.
Intanto io, invecchiato ma ancora bambino, almeno in questo, ricorderò per sempre una donna capace di innamorarsi perdutamente di un esploratore, disposta a lasciare tutto per lui, disposta a lasciarsi guidare sulle montagne e nei territori più sperduti, disposta a renderlo uomo tra gli uomini, regalandogli una famiglia e l’affetto di figli e nipoti.
Per me e per sempre sarà Nausicaa, l’amante mancata, la fanciulla romantica e sognante, coraggiosa e caparbia, tenacemente legata ad un sogno, speranza autentica di salvezza e di candore.
Sicché, rubando Omero, gli dedico questi versi immortali, come immortale è stata lei, sugli schermi e nella vita:

Mi inchino a te, signora: sei una dea o una donna mortale?
Se infatti sei una dea di quelle che abitano l’ampio cielo,
Artemide sembri, figlia del grande Zeus,
per l’aspetto e la figura slanciata;
ma se sei una donna mortale, di quante abitano la terra,
tre volte beati il padre e la madre veneranda,
tre volte beati i fratelli: molto il loro cuore
sempre si colma di gioia grazie a te,
quando vedono un simile bocciolo intrecciare movenze di danza.
Ma felice in cuore più di ogni altro
chi, portando più doni, ti condurrà alla sua casa in sposa.

E’ lei la donna, il sogno di donna, mai spaventata dai sentimenti, che non oppone resistenza all’attrazione fatale, maliziosa e pudica, più saggia e determinata di Calipso, innamorata dell’uomo che sa osare e sognare, dominata da Mercurio, nata nel segno dei Gemelli, veloce come l’aria, impaziente di conoscere ed in fretta, elegante, estroversa, comunicativa, ma anche misteriosa ed intrigante.
In una intervista del 2011, Rossana ricordò di una notte della loro ultima estate insieme, in cui lei e Walter videro la luna, oscurata alla vista da una pesante nuvola nera, riflettere la sua luce argentea sulle increspature del mare di fronte la loro casa all’Argentario. In tanti viaggi, forse mai avevano assistito ad uno spettacolo naturale di una bellezza così struggente. “È stato commovente che a regalarcelo fosse la luna, che era il nostro astro” commentò, malinconica, Rossana. Entrambi nati in giugno, il 20 Rossana, il 22 Walter, in cuspide Gemelli – Cancro, la loro personalità risentiva dell’influsso congiunto dei due pianeti dominanti i segni di appartenenza, Mercurio e Luna. Alcuni aspetti tipici del Cancro, come la riservatezza e la timidezza, che in Walter venivano sovente scambiati per misantropia, erano attenuati dalla vitalità e dall’estroversione dei Gemelli, che ne potenziavano l’attitudine alla socializzazione e l’apertura verso l’esterno. La tendenza del Cancro a prediligere una vita da condurre al riparo delle mura domestiche veniva contrastata dal dinamismo dei Gemelli, che imprimeva una spinta verso la scoperta delle meraviglie del mondo, muovendo anche all’esperienza dell’incontro e del contatto con l’altro da sé. La natura eterea ma brillante ed energica tipica del segno d’Aria Gemelli, sia in Rossana che in Walter si integrava con la profondità sentimentale del Cancro, segno d’Acqua caratterizzato da una notevole capacità di introspezione e da una acuta sensibilità emotiva. Una volta disse una frase rivelatrice, su di se e sul suo amato ulisse-scalatore: “Walter non era uomo da entrare in un negozio a comprarmi qualcosa. Ci regalavamo la nostra vita l’uno con l’altro: è questo il regalo più bello che ci siamo fatti”.

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