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“D” come Diavolo

“D” come Diavolo

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(di Mons. Giuseppe Molinari) – Non mi piace parlare del diavolo. Ma purtroppo esiste. Papa Pio XII affermava che la più grande vittoria del diavolo, oggi, è quella di aver fatto credere a tutti che egli non esiste. Effettivamente, oggi, l’atteggiamento nei confronti del diavolo o satana è rappresentato da due posizioni estreme: ci sono coloro che (come osservava Pio XII) non credono più nel diavolo. Ma ci sono anche coloro che, purtroppo, sembra che vedano diavoli dappertutto. Il giusto atteggiamento di fede, che la Chiesa ci insegna, è quello di riconoscere che c’è questo essere personale, nemico di Dio e degli uomini, che continuamente cerca di contrastare il Regno di Dio e di portare l’uomo al male e, quindi, all’autodistruzione. Perché parlare di satana ai giovani? Perché si notano, spesso, dei fenomeni strani in mezzo ai giovani. Alcuni di essi, paradossalmente, vedono in satana il simbolo della sovversione, dell’anarchia, del rifiuto della morale cosiddetta borghese e quasi, addirittura, un simbolo di libertà e creatività. E tutti sappiamo il proliferare minaccioso di sette sataniche e di altri fenomeni legati al satanismo. E spesso i giovani sono protagonisti di queste cupe vicende (quando addirittura non si arriva ai delitti più crudeli e assurdi).
Vorrei dare ai giovani due semplici consigli da amico. Non si scherza con il diavolo (è un angelo decaduto ma ha conservato un’intelligenza grandissima). Perciò non è permesso partecipare, magari come ad un originale divertimento, a sedute spiritiche o a gruppi che esaltano, in vario modo, satana. Ci sono giovani che, purtroppo, amano tenere sulle pareti della loro stanza le immagini di satana. E ci sono gruppi giovanili (anche nella nostra città) che ugualmente tappezzano con il volto di satana le loro sedi. È pericolosissimo scherzare con satana.
E le conseguenze potrebbero essere estremamente deleterie. L’altro consiglio, che è piuttosto una tranquillizzante constatazione, viene dalla fede: satana esiste, ma non è più potente di Dio. Diceva Sant’Agostino: «il diavolo è come un cane legato. Può abbaiare, ma nulla di più». Chi comanda la storia e ha in mano la vita di ogni essere umano è il Signore. Occorre che prima di tutto crediamo in Gesù, ci fidiamo di Lui, ci abbandoniamo a Lui. Poi… possiamo pure parlare del diavolo. Non ci farà più paura.

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