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Cinema Latino a Roma

Cinema Latino a Roma

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(Di Carlo Di Stanislao) Da domani al 2 aprile,  la Casa del Cinema di Villa Borghese, a Roma, ospita la prima rassegna ‘El cine latino’, dedicata alla piu’ recente produzione cinematografica latinoamericana, organizzata dall’ Iila – Istituto Italo Latino Americano, e curata da Rodrigo Diaz, direttore del Festival Del Cinema Latinoamericano di Trieste.

Ogni Paese latinoamericano sarà presente con un’opera rappresentativa, motivo per cui l’Iila ha coinvolto tutte le Ambasciate dei propri Paesi Membri nella selezione delle opere che provengono da:   Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay, Venezuela.

Il risultato è una vetrina di 17 film presentati dal 2010 ad oggi, appartenenti ai generi più diversi: dal film romantico alla commedia grottesca, dal dramma realistico al documentario biografico.

Nella rassegna anche la prima proiezione del film venezuelano Reveròn, giovedì alle ore 19.45, cui seguirà un incontro con il regista Diego Rìsquez e la partecipazione del grande regista Fernando Birri, considerato il padre del cinema latino americano, diplomatosi nel 1952  al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, luogo dove è tornato, come ospite e docente, assieme al produttore Sébastien Tézée e alla regista Dominique Dreyfus, lo scorso anno, per illustrare i temi al centro della’interesse  della “Escuela lnternacional de Cine y TV de Tres Mundos (Amèrica Latina y el Caribe, Africa y Asia)“, che ha fondato e dirige  a Cuba.

Tornando a Reveròn, il film è interpretato dall’attore di origine abruzzese Luigi Sciamanna, nel ruolo, appunto, del grande pittore venezuelano, detto il ‘loco de Macuto’,  che viveva libero in una capanna sulla montagna e morì rinchiuso in un ospedale psichiatrico.

A ottobre dello scorso anno, sempre a Roma, l’Istituto Cervantes ha curato una rassegna intitolata  coprir Duemilaundici. Seconda mostra del cinema iberoamericano di Roma, il cui scopo principale fu far conoscere la cultura e la lingua spagnola.

Fu in quella occasione che mi accorsi che la produzione cinematografica  iberoamericana non solo è amplissima , di grandissimo interesse.

In effetti l’occasione romana ci farà ancora una volta riflettere sul fatto che non conosciamo per nulla (o quasi), un cinema che, oltre alla difficoltà nella distribuzione, da anni è visto solo come cinema di ribellione, senza nessun’altra  capacità di racconto.

In effetti, ci dicono gli studiosi di cinema, spinti dal desiderio di esprimere le aspirazioni politiche del continente, i nuovi registi latino-americani cercarono un contatto più immediato: con il pubblico a Cuba, fondendo le forme sperimentali con l’intrattenimento; altrove, esplorando i modi per coinvolgere lo spettatore comune nel processo di produzione o proiezione.

Come le opere del Cinema Nôvo tropicale, alcuni film si rifanno alle tradizioni folcloristiche, in particolare alla narrativa orale; altri sono pensati per suscitare discussioni dopo la proiezione. Per un certo periodo di tempo il cinema latino-americano si ispirò al cinema sperimentale e politico del Cinema Nôvo e di altri movimenti, rivolgendosi però a un pubblico più vasto di quello conquistato dai registi brasiliani.
Quei registi latino-americani assomigliavano a quelli della scuola del montaggio sovietico e ai neorealisti italiani anche per il forte desiderio di unire la teoria alla pratica

Ma da oltre 40 anni, le discussioni critiche sul cinema politico hanno dato vita non solo a saggi e manifesti, in particolare a quelli di Fernando E. Solanas e Octavio Getino, “Verso un terzo cinema” (1969), e di Julio Garda Espinosa “Per un cinema imperfetto” (1969), ma anche a più godibili pellicole di narrazione ed intrattenimento, con film, spesso,  i dirompente energia e forza,  che spesso, dietro a belle storie, riescono a chiarire i problemi affrontati dai registi rivoluzionari (ovvero innovativi) di tutto il mondo.

Prima di chiudere mi piace ricordare che Raul Ruiz, esponente di spicco del cinema latino-americano e vero genio della settima arte, morto durante l’estate del 2011,  è stato recentemente ricordato (con una selezione dei suoi  film  più significativi, al Cinemalatino di Toulouse, in Francia, che ha aperto i battenti il 23 marzo e li chiuderà il prossimo 1° aprile.

Infine, per gli appassionati, segnalo che nella Cineteca de L’Aquila, sono conservati diversi film latino-americani, fra cui vari titoli di Bruno Barreto:  Donna Flor e i suoi due mariti (1977), commedia tratta dall’omonimo romanzo di J. Amado che ottenne un’eco internazionale grazie anche all’interpretazione di una sensualissima S. Braga; Gabriela (1983), coproduzione italo-brasiliana ispirata sempre a un romanzo di Amado, e 4 giorni a settembre del 1997.

Alla Casa del Cinema di Roma, dal 28 marzo, con inizio alle 16, i film proiettati in lingua originale,  sono stati sottotitolati in italiano dagli studenti della Scuola per Interpreti e Traduttori di Trieste e il programma completo è consultabile su: http://www.piuculture.it/2012/03/el-cinelatino-dal-28-marzo-alla-casa-del-cinema/.

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