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Gli animali nei proverbi e nelle espressioni della lingua italina

Gli animali nei proverbi e nelle espressioni della lingua italina

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(di Tania Ianni) Capita di svegliarsi al mattino ed avere in mente una immagine, una parola o una frase.
Quello che mi è sovvenuto all’ improvviso alcune mattine fa è il detto popolare ” Fare un freddo cane”, che ben si addice alla stagione invernale, e alle sue temperature basse. Quello che sembra sorprendere è l’ abbinamento del freddo, all’ animale casalingo per eccellenza, quello che , per antonomasia, è il custode della casa , uno dei simboli del calore domestico, sia di estate, che di inverno, che ci sia il sole o la neve. Lui che, in qualunque momento dell’ anno, rimane ad attendere, fuori lo uscio, che il suo padrone ne cerchi la compagnia, anche solo per controllare cosa stia facendo o per dargli il cibo.

E ci si accorge che l’italiano è ricco di proverbi e detti , in cui compaiono gli animali, dal ” Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, a ” raccomandare le pecore al lupo”, o ” moglie e buoi dei paesi tuoi” , in riferimento ad una persona che si sposa con qualcuno dello stesso paese,  associandolo alla sedentarietà dei buoi; e se si vuole prendere una desicione netta, si ” taglia la testa al toro”, e se si ha fretta di risolvere un problema, si suole “mettere il carro davanti ai buoi”; e” chi pecora se fa, il lupo se la mangia”, essere” una vecchia volpe”, per riferirsi ad una persona molto astuta; ed” essere un somaro”, o ” gallina che non becca , ha già beccato”, o , per dire che si sta in salute, si ricorre alla espressione  ” essere sano come un pesce”, e di una persona che non esprime il suo pensiero, si dice che è ” muta come un pesce”, e ad   una persona che va a dormire presto, diciamo che ” va a letto con le galline”, che  vanno a dormire presto, e che ” gallina vecchia fa buon brodo”; e se una persona ci si presenta indecisa su cosa fare, diciamo che ” non sa che pesci prendere”, e se qualcuno non riesce ad ottenere lo scopo che si è prefissato, diciamo che ” non cava un ragno dal buco”, e se per il fatto che non riesce ad ottenere nulla , si arrabbia, diciamo che  ” va in bestia”; salvo poi ricordarsi che ” si prendono più mosche con una goccia di miele che con una botte di aceto” , data la predilezione per le mosche verso le sostanze dolci, come il miele.

E, se si vuole tradurre il detto “trapattonese” del  “Non dire gatto, se non ce l’hai nel sacco”, potremmo utilizzare il detto ” vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, per cui non è prudente vendere la pelle dell’animale, se prima non si è certi di possederla. E se di fronte a noi sta una persona burbera, diciamo che ” è un orso”.

E se un amico ci scrive una lettera, e non ha una bella scrittura, ne  diciamo  che la sua scrittura ha le ” zampe di gallina”, una espressione che si usa anche per definire le rughe che compaiono ai lati dell’occhio.

E se vogliamo fare un complimento a qualcuno dalla memoria paragonabile a quella di Savonarola, diciamo che ” ha la memoria da elefante”; e se litighiamo in continuazione con qualcuno, potremmo dire che ” siamo come cane e gatto”, ( ma si sono verificati episodi  in cui cane e gatto andavano d’accordo, mettendo in dubbio la veridicità del detto); e se un topo si accorge della  momentanea assenza del gatto, pensa che ” quando il gatto non c’è , il topo balla” , dato che il gatto da la caccia al topo;e se si cerca di pacifiare due persone che litigano sempre, ma invano, si dice che si “vuole drizzare le gambe ai cani” ( operazione dolorosa e impossibile, per il nostro amico a quattro zampe!); e se ci accade un evento piacevole, che ci farebbe pensare che potrebbe essere il primo di una lunga serie, ma questo non accade, allora potremmo dire che ” una rondine non fa primavera”, per cui vedere una rondine, non significa che la stagione primaverile sia vicina. ( è noto che alle soglie della stagione fredda le rondini migrano verso le zone calde, per poi tornare sui nostri cieli in primavera!).

Questi detti possono talvolta avere un significato negativo, come nel caso della espressione ” sei un somaro”; oppure in ” è testardo come un mulo”, per riferirsi ad una persona testarda, cocciuta, accostando un elemento della natura umana all’elemento tradizionalmente caratterizzante dell’animale, salvo poi ,  in varie episodi, avere la smentita della veridicità del detto.

E per definire la natura protettiva delle mamme si usa la espressione ” mamma chioccia”,  con riferimento alla gallina che cova le uova, fino al momento della schiusa, e della nascita dei pulcini. E se si sopporta in silenzio una certa situazione, si “ingoia un rospo”, ( che  è una immagine che  rimanda a qualcosa di spiacevole, simile ad un boccone amaro), e se non si riesce più a stare in silenzio, e si vuole esprimere la propria opinione, si ” sputa il rospo”. E se si parla di una spia, che da informazioni segreti ad avversari e concorrenti, si dice che quella persona è una ” talpa”. E con riferimento ad una persona che, pur cambiando nell’aspetto,  non cambia le proprie abitudini ( talvolta abitudini non positive), si dice ” il lupo perde il pelo, e non il vizio”.

E se, ricevendo un regalo, ci viene voglia di fare delle puntualizzazioni, rammentiamoci del detto ” a caval donato non si guarda in bocca”!

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