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La Russia di Puskin torna in tv

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(di Carlo Di Stanislao) – “La figlia del capitano”, nuova fiction targata Rai 1, parte alla grande, con una prima puntata che fa una media del 19%, surclassando il “Grande Fratello”, che si fissa al 15%, appena sopra Brignano su Rai2, nonostante l’assist che gli viene da “Striscia”.
Il romanzo di Puskin era già stato sceneggiato per la Tv nel 1965, andato in onda in sei puntate sul Secondo Programma, nel prime time del mercoledì, dal 19 maggio al 23 giugno di quell’anno.
E fu un enorme successo, grazie agli interpreti (Amedeo Nazzari, Umberto Orsini, Lucilla Morlacchi e Aldo Giuffrè), ma soprattutto per la classe registica di Leonardo Cortese, anche sceneggiatore con Fulvio Palmieri.
La nuova fiction, con seconda ed ultima puntata stasera, prodotta da Edwich Fenech, che vi interpreta anche la capricciosa zarina Caterina, è stata diretta da Giacomo Campiotti, con protagonisti Vanessa Hessler e Primo Reggiani.
Eccellente l’ambientazione e la fotografia, un po’ meno la recitazione; ma la vicenda prende e tiene, fra amori, guerra, intrighi e lotte di potere, in un susseguirsi di incalzanti colpi di scena. Sullo sfondo la descrizione di una Russia alle prese con lotte sociali, i problemi dovuti alle forti diseguaglianze e alle differenze etniche, elementi capaci di trasmettere con efficacia il carattere malinconico, ma anche vitale e sconfinato di quella sfortunata e grandissima Terra.
Ma anche gli intrighi di corte, le lotte di potere, la solitudine e la freddezza di chi lo gestisce.
Poi l’amore, protagonista indiscusso, quello tra Pjotr e Mascia, due giovani di estrazione sociale tanto diversa che, per restare insieme, si troveranno a superare mille ostacoli e mille difficoltà.
La vicenda, pubblicata da Puskin nel 1836, è ambientata nel 1776 e narra la storia di un giovane soldato, interpretato come detto da Primo Reggiani che, arrivato in una fortezza sperduta, s’innamora tra mille peripezie di Mascia, figlia del capitano-comandante della stessa (Vanessa Hessler).
E’ un amore che non avrà vita facile, visto che subirà i disturbi del giovane ufficiale Svabrin (Ludovico Fremont), anch’egli innamorato di Mascia. Nel frattempo inizia la rivolta dei cosacchi, guidata da Pugacev (Andrei Slabakov).
Dopo “Cenerentola”, che  ha fatto impennare gli indici di ascolto della tv pubblica ed ha concretizzato la felicità produttiva della Fenech (anche in quel caso, dotata di ottimo naso), Vanessa Hessler si conferma la nuova stella delle fiction targate Rai.
Come detto la produttrice (a capo della Immagine Cinema) Edwige Fenech, assente dal piccolo e grande schermo da circa 15 anni, (tranne un cammeo in “Hostel” nel 2008 prodotto da Tarantino), è tornata davanti alla macchina da presa e nei panni di Caterina II di Russia, surclassa proprio tutti. Certo, mentre nelle pagine di Puskin, “La figlia del capitano” è il poema di tutto un popolo e della sua spiritualità, lo sceneggiato di Rai 1 e un ben confezionato prodotto popolare, con un tono ed un decoro comunque, molto al di sopra della media che siamo abituati a vedere sul piccolo schermo.
Vale qui la pena ricordare che dal soggetto letterario era stato tratto, nel 1947 anche un film, diretto da Mario Camerini, con lo stesso titolo e, anche in questo caso, con Pugačëv interpretato (come nello sceneggiato del ’65) da Amedeo Nazzari. Quel film, con Cesare Danova che vi interpreta Piotr Grinev , Carlo Ninchi, Zurin e Irasema Dilian Mashia, ebbe un grande successo ed una copia, in eccellente stato, è conservata nella Cineteca dell’Istituto Cinematografico Lanterna Magica de L’Aquila. Nel film Vittorio Gassman interpretava il viscido Svabrin.
Al rivoltoso cosacco del Don che si fece soprannominare Pietro III, Puskin aveva già dedicato un romanzo storico, intitolato appunto La storia di Pugačëv ( più tardi cambiato con Storia della rivolta di Pugačëv), pubblicato nel 1834.
Nelle steppe lungo i fiumi Don e Dniepr i nomadi cosacchi erano insediati fin dal XV secolo, mantenendo intatto il loro spirito di indipendenza che li spingeva a frequenti rivolte contro le imposizioni delle autorità statali. Nel 1775, Pugacev, spacciandosi per il defunto zar Pietro III, incitò i contadini alla ribellione. Gli insorti arrivarono quasi alle porte di Mosca; a quel punto Caterina II, spaventatasi, mobilitò un imponente esercito per fronteggiare la situazione.
Pugacev fu catturato, trascinato nella capitale e squartato vivo. Pugacev divenne un martire agli occhi dell’opinione pubblica, mentre la Zarina cambiò radicalmente la propria politica riformatrice, divenendo sempre più conservatrice ed oscurantista, forse comprendendo per la prima volta l’enorme potenzialità rivoluzionaria delle masse asservite.
“La figlia del capitano” e Storia di Pugacev, in edizione integrale, sono stati pubblicati quest’anno da Newton & Compton, ad un prezzo complessi di 10 euro e 20.

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