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Terzo Muccino “a stelle e strisce” ed altre uscite

Terzo Muccino “a stelle e strisce” ed altre uscite

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Di Carlo Di Stanislao
Crisi nera per gli incassi al cinema, con il 33,9% in meno rispetto allo scorso anno nel nostro Paese, mentre negli USA il mercato regge.
Al primo posto “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato”, seguito da “Colpi di fulmine”, con buona performance per “Vita di Pi” del premio Oscar Ang Lee e “Ralph Spaccatutto”, ma, comunque affluenza in forte calo sia a causa della crisi, che dei prezzi dei biglietti, che per il fenomeno della pirateria, sempre più intrusiva e diffusa.
Al cinema è andato soprattutto un pubblico di decenni vogliosi di riunirsi sotto luci colorate, con intrattenimenti distratti e composti da ignobili battute tormentone, come nel caso de “I due soliti idioti” della coppia Biggio – Mandelli, che ha razzolato, comunque, due milioni e mezzo in quattro giorni. Niente male in questi tempi di nerissima crisi.
Incassi ridicoli, invece, per un bellissimo cartoon “Le cinque leggende”, film di qualità che ha fatto molto meno di quanto preventivato.
Il cinema da noi è in crisi, una crisi profonda e non solo nella ricerca di svago e divertimento, ma anche in quella di intrattenimento culturale.
In un meccanismo ormai dominato dalla programmazione per i multisala e in cui i distributori non si pongono più il problema di sostenere in qualche modo il piccolo esercizio, sono proprio le realtà locali quelle destinate al lumicino della piccola fiammiferaia che si spegne nella notte. Ed anche in questo la politica italiana ha mostrato tutta la sua miopia e non da adesso.
Ma le colpe vanno anche al meccanismo distributivo, all’applicazione scriteriata di sempre più alti prezzi del biglietto, al lievitare dei costi per sale costrette a passare al digitale e ad una confusione generale in cui ognuno arraffa quel che può, senza porsi il problema, serio, del domani.
Per tutti questi motivi ad un Natale più povero del solito, coinciderà certamente un 2013 all’insegna della riduzione disastrosa del mercato, con cespiti minori e quindi, prevedibilmente, sempre minori investimenti.
Intanto escono, ad inizio di anno, l’atteso nuovo film di Tornatore (“La migliore offerta”) ed il nuovo film USA di Muccino: “Quello che so sull’amore”, con cast stellare composto da Jessica Biel, Judy Greer, Catherine Zeta-Jones, Uma Thurman, Dennis Quaid, James Tupper , Aisha Kabia, Grant Goodman, Iqbal Theba, il piccolo Noah Lomax , Sean O’Bryan, Aidan Potter, Nicky Buggs, Jon Mack, Katia Gomez , Emily Somers e Soumaya Akaaboune.
Dopo la buona prova de “La ricerca della felicità” ed il flop di “Le sette anime”, stroncato dalla critica e disertato dal pubblico, in questa terza prova americana Muccino racconta di George Dryer,  ex campione di calcio scozzese che negli anni in cui era una vera stella,  ha tradito la moglie Stacie, perdendo sia lei che il figlio Lewis, di 6 anni. George, dopo il divorzio, se ne va in Canada, dove apre un bar sportivo, ma senza fortuna.  Riesce, successivamente,  a trovare un nuovo lavoro, diventando l’allenatore della squadra di calcio del figlio, e, senza volerlo, comincia ad essere il centro di chiacchiere e tradimenti coniugali. Le mamme dei piccoli campioni mettono gli occhi su di lui e alcune si prenderanno una vera e propria cotta, complicando il suo percorso di “redenzione”. Il film, che uscirà in Italia in settimana, negli USA è uscito i primi di dicembre, incassando nel primo week end sei milioni di dollari, che non è un flop ma neanche un successo. Muccino è stato stroncato da tutti, o quasi, i critici cinematografici d’oltreoceano, che hanno parlato di un film vuoto e banale. Intervistato da Curzio Maltese per Repubblica, il regista ha dato la colpa del suo fallimento allo star system di Hollywood, dichiarando: “Qui i generi sono ferrei e se ti impacchettano il film “commedia sentimentale” si aspettano che accadano certe cose, sempre le stesse. Ho capito perché Woody Allen ormai gira solo in Europa”.
Credo comunque che Muccino non sia un autore degno di grande considerazione e che i suoi lavori, anche più acclamati, piacciono solo quello stesso pubblico che acquista i romanzi di Fabio Volo.
Classe 1967, formatosi sotto la guida di Pupi Avati e Marco Risi, Gabriele Muccino è comunque l’autore di uno dei successi cinematografici maggiori degli ultimi dieci anni: “L’ultimo bacio”, che gli ha regalato un David di Donatello per la regia e il premio del pubblico al Sundance Film Festival, oltre al passaporto per Hollywood nel 2006, con, dapprima il remake americano del suo film, diretto da Tony Goldwyn, con lui produttore, poi “La ricerca della felicità”, con Will Smith e poi ancora, prima dello sfortunato “Le sette anime”, la direzione dei primi due episodi pilota della serie tv “Viva Laughlin!”
In America, nonostante due flop consecutivi, il quarantenne Muccino è molto amato dalle star di Hollywwod ed è così stimato che si è potuto permettere di rifiutare proposte faraoniche, come girare il terzo episodio della saga di Twlight.
Vedremo se in Italia il suo terzo film “a stelle e strisce” andrà meglio, a partire dal 10 gennaio, giorno della sua uscita, in un week end comunque difficile, che lo porterà a scontrarsi con: “Operazione Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow (sulla caccia e l’uccisione di Bin Laden) e “Scary Movie 5” con Lindsay Lohan e Charlie Sheen, ennesimo episodio di uno dei franchise di maggior successo degli ultimi anni, che punta i fari della parodia su “Paranormal Activity”, “Il Cigno Nero”, “127 ore”, “L’Alba del Pianeta delle Scimmie” e molti altri cult cinematografici recenti.
Tornando alle uscite di gennaio, atteso “Jack Reacher – La prova decisiva” del premio Oscar (per “ I soliti sospetti”) Christopher McQuarrie, con Tom Cruise, Rosamund Pike, Richard Jenkins, David Oyelowo e Werner Herzog, tratto dal romanzo di Lee Child “La prova decisiva” (“One Shot”) e ancora “The Master” di Paul Thomas Anderson, con Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman e Amy Adams, premiato a Venezia, storia di un reduce della Marina, tornato a casa dopo la guerra, pieno di inquietudine e di incertezze fino al suo incontro con un leader tanto carismatico quanto discutibile.
Poi ancora “Buon anno Sarajevo” di Aida Begic, storia di due orfani nella difficile realtà bosniaca di oggi, con suggestivi inserti di filmati amatoriali girati durante il periodo della guerra che, contrariamente alle immagini mostrate dalle televisioni di tutto il mondo, raccontano un universo in cui la gente continua a vivere la propria vita come se la situazione fosse normale. Il film – vincitore di numerosi premi, tra cui: il Premio Lino Miccichè, il Premio Cinema e diritti umani di Amnesty International e il Premio della Giuria Giovani al Festival di Pesaro; la menzione speciale a Cannes, sezione Un Certain Regard e la candidatura all’Oscar per la Bosnia Erzegovina, si prepara ad essere uno dei titoli migliori (per qualità) di questo inizio di stagione
Ancora, in ritardo rispetto al Natale, ma comunque adatto ad un pubblico “natalizio”, “Mai Stati Uniti”, di Carlo Vanzina, con Vincenzo Salemme, Ambra Angiolini e Ricky Memphis, in bilico tra commedia e verità, tra disavventure e confronti umani, tra feroci litigate e improvvise tenerezze, tra divertimento e sentimento.
Sempre da un italiano trapiantato in America, Mauro Borrelli, art director di vari film tra cui Il Padrino parte III di F.F. Coppola e Il piccolo Buddha di B. Bertolucci, collaboratore della Zeotrope; “The Ghostmaker”, un horror dalle venature scifi, girato al confine tra la vita e la morte, presentato con discreto successo negli USA.
Assolutamente sgangherato, invece: “Asterix e Obelix al servizio di sua Maestà”, quarto capitolo sui due Galli più famosi del cinema, mentre c’è molta attesa per “Frankenweenie”, storia in stop motion ispirata a Frankenstein, diretto da Tim Baurton e con Winona Ryder, già diretta da lui esordiente nel 1988 nell’infernale Beetlejuice – Spiritello Porcello e poi, due anni dopo, nel poetico Edward Mani di Forbice, al fianco del sex symbol Johnny Depp, con tanto di tormentata e successiva storia d’amore fra i due.
Infine il film di animazione: “Le avventure di Fiocco di Neve”, di Andrés G. Schaer, prodotto che viene dalla Spagna, liberamente ispirato ala storia dell’ unico gorilla bianco al mondo e “Cloud Atlas”, di Tom Tykwer, Andy Wachowski e Lana Wachowski: sei diverse storie con un destino comune, in cui azione, dramma, mistero e amore eterno si fondono insieme e in cui i protagonisti nacono e rinascono continuamente, via via che le conseguenze delle loro azioni e delle loro scelte si ripercuotono le une sulle altre attraverso passato, presente e futuro, con una stessa anima che si trasforma da omicida in eroe e un singolo gesto di gentilezza che i riverbera nei secoli fino a ispirare una rivoluzione.

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