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Bellezza e immunità in fumo

Bellezza e immunità in fumo

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“Si deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione”

Jean Jacques Rousseau

“Non è obbligatorio solo andare fuori a fumare, ormai è obbligatorio anche andare fuori a parlare fuori dall’America per esprimere la propria opinione? In questo delirio salutista uno non può più nemmeno dire che ha il brutto vizio di fumare e che ritiene comunque peggio quello di rubare. Mi sembra che la lotta al fumo sia diventata una bella cortina fumogena dietro la quale nascondere tutte le magagne… Si muore anche di malasanità, cari i miei maghi della medicina… e tutori della salute pubblica. E si muore anche di fame, di ignoranza, e di inquinamento. Di qualche cosa comunque si muore sempre. È una questione di priorità. Per me quella di difendere gli onesti dai ladri viene prima della difesa dei non fumatori, che comunque vengono rispettati perché ripeto, noi, andiamo fuori…”

Eleanor Roosevelt

“Il fumare lo aiutava molto davanti alle donne, a cui il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari con ragione, un gradevole presagio dell’arrosto”
Carlo Emilio Gadda

Come ogni anno, anche quest’estaste, si moltiplicano consigli ed avvertenze circa i pericoli insiti in una cattiva esposizione solare, quanto a danni cutanei estetici o manifestazioni anche estremamente gravi (fino al melanoma). Pochi però ricordano, sulla stampa divulgativa, che tali danni sono moltiplicati dal fumo. Fu il dermatologo inglese Model che, nel 1985, descrisse per primo la “smoker face” caratterizzata da cute atrofica, rughe evidenti, prominenza dei contorni ossei, abnorme pigmentazione cutanea, rilevando tra l’altro che questi cambiamenti erano più pronunciati nelle donne che negli uomini. Successivamente, accurati studi scientifici hanno permesso di capire anche solo parzialmente che cosa succede alla cute del soggetto che fuma. E’ stato infatti calcolato tramite flussimetria doppler che, trascorsi due minuti dopo aver fumato due sigarette, il flusso sanguigno cutaneo si riduce del 20% e che, trascorsi ancora dieci minuti, aumenta di un 50% ma non ritorna normale. Per spiegare il meccanismo di questo fenomeno si è pensato ad una inibizione del rilascio di prostaglandine, alla liberazione di vasopressina e ad alterazioni dell’omeostasi del calcio. L’ischemia locale che si viene a creare può essere responsabile dell’accumulo di sostanze tossiche; inoltre la continua presenza di una fonte di calore stimola la produzione di elastina da parte dei fibroblasti e determina pertanto l’elastosi solare dei soggetti fumatori. ù

Nel 1997 lavori apparsi su importanti riviste cosmetologiche hanno evidenziato un altro importante effetto del fumo di sigaretta sulla cute: la alterazione della barriera cutanea con perdita della acqua transepidermica e aumento della secchezza. Questo effetto è presente sia nei fumatori attivi che in quelli passivi e non è correlato all’età, costituendo pertanto un fattore di rischio di invecchiamento precoce. La combinazione di fumo di sigaretta e di eccessiva esposizione determinava una riduzione del 62% della barriera cutanea. Il danno sulla barriera si dimostrava comunque superiore rispetto a quello indotto dalle radiazioni ultraviolette. Anche la perdita di capelli pare sia da collegarsi al fumo così come accade per la pelle . la ricerca, infatti, ha dimostrato che il fumo comporta un incremento degli ormoni androgeni e che questo porta ad un’accelerazione della perdita di capelli con conseguente comparsa dell’alopecia androgenetica. Si sa, infatti, che livelli più alti di testosterone e di-idrotestosterone (DHT) sono associati a livelli più alti nella perdita di capelli soprattutto nell’uomo. Uno studio del Far Eastern Memorial Hospital di Taipei (Taiwan) condotto su un campione di 740 uomini ha appurato che le sigarette a lungo andare mettono alla prova il microcircolo (la rete di vasi sanguigni più piccoli), alterando il modo in cui il sangue viene pompato verso i follicoli del cuoio capelluto e aumentando così, la gravità di un principio di calvizie. Poiché, inoltre,  il fumo, poi, stimola una iperproduzione di sebo e l’aumento di cheratina nei follicoli piliferi, non è infrequente che aggravi l’acne polimorfa giovanile, anche durante il periodo estivo che, di norma, migliora tale condizione.

Uno studio appena pubblicato e condotto dai dermatologi dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma in collaborazione con i ricercatori del Dessau Medical Center tedesco, ha dimostrato chiaramente che il fumo favorisce l’acne nelle donne. Grazie a questa scoperta ora possiamo affermare che l’acne è l’ennesimo effetto collaterale legato al fumo di sigaretta. Nello specifico pare che il fumo di sigaretta provochi un particolare tipo di acne, definita Acne Comedogena Post Adolescenziale (CPAA), nelle donne. Uno studio assai simile, a riguardo dei possibili effetti del fumo sull’acne , fu condotto nel 2007 e pubblicato sulla rivista British Journal of Dermatology, ma al tempo i dati erano meno allarmanti poiché si stimava che solo il 10% delle donne dipendenti dal fumo di sigaretta soffriva in concomitanza di acne. Ad oggi quei dati non sono più gli stessi e per gli studiosi il 71,4% delle donne fumatrici riscontra l’acne se pur in tipologie differenti, molto tenaci e, soprattutto, che persistono dopo i venti anni e si aggravano in estate. Ed i danni non sono solo cutanei o polmonari, ma anche diffusamente mucosali. Fumo e sole sono la causa di una peculiare condizione definita “Trench Mouth”:una forma di gengivite necrotizzante ulcerativa che include appunto ulcerazione, dolore, sanguinamento e un cattivo odore nella bocca. Questa condizione è conosciuta come ANUG (acute necrotizing ulcerative gengivitis ),  o anche malattia di Vincent. Pressoché esclusiva dei fumatori, è, come detto,  una malattia infiammatoria caratterizzata da ulcerazioni e necrosi del margine gengivale e distruzione delle papille interdentali con dolore, sanguinamento, odore fetido nella bocca.

Il fumo agirebbe sia depositando catrame ed altre sostanze sulla superficie dentale che favorirebbero l’accumulo della placca e di batteri, sia alterando la risposta difensiva locale, sia modificando l’ecosistema periodontale. Fra gli altri disturbi del cavo orale causati dal fumo, la Lingua Nera Villosa,’ una affezione benigna della parte mediana e posteriore del dorso della lingua, caratterizzata da ipertrofia e allungamento delle papille filiformi con ritardo della normale desquamazione della superficie dorsale della lingua e colorazione bruno-nerastra. Varie possono essere le cause (trattamenti con antibiotici a largo spettro, scarsa igiene orale, uso di acqua ossigenata per sciacqui buccali, radioterapia per tumori della testa e del collo) ma occorre sottolineare il ruolo significativo del fumo di sigaretta nell’indurre tale quadro clinico. La lingua villosa nigra raramente è sintomatica. Talora i pazienti lamentano sensazione di solleticamento alla deglutizione quando le papille sono particolarmente lunghe. Inoltre, soprattutto nei forti fumatori, è possibile la comparsa di “Melanosi Gengivale”, Detta anche melanosi del fumatore, che si presenta come una pigmentazione della gengiva labiale anteriore. E’ un problema di ordine estetico, dovuto all’aumentata produzione di melanina da parte dei melanociti stimolati dal fumo di sigaretta. Interrompendo il vizio, tende a normalizzarsi (mesi o anni). Fra gli altri danni la Leucoplachia e la Leucocheratori. La prima è una chiazza o placca biancastra della mucosa orale, sei volte più frequente nei fumatori.

Asintomatica, benigna, regredisce di solito quando è rimosso lo stimolo nocivo: può tuttavia subire trasformazione maligna (nel 6-10% dei pazienti), specialmente quando è presente una componente eritematosa (eritroleucoplachia). La Leucocheratosi, invece, esclusiva dei fumatori (spesso più di pipa che di sigarette), è una forma di cheratosi uniforme del palato duro nella quale si osservano numerose piccole papule con una parte centrale ombelicata rossastra: sono gli orifizi dilatati e infiammati delle ghiandole salivari minori. Nonostante il nome, la nicotina non è il fattore scatenante bensì lo sono il calore e alcuni agenti irritanti del fumo. L’interruzione del fumo, dopo circa due settimane, induce una remissione completa. Più frequenti, poi, nei fumatori i cancri delle labbra e del cavo orale,  con una percentuale di rischio 77 volte maggiore nei grandi fumatori (più di 50 pacchetti/anno) rispetto ai non fumatori. Il forte consumo di alcool agirebbe sinergicamente col fumo nell’accrescere tale rischio. Anche le unghie, infine, risentono negativamente del fumo, con macchie definitive o difficili da trattare e, ancora, fragilità da turba del microcircolo terminale. Ma il fumo danneggia, oltre che cuore, vasi, polmone, cute e mucose, anche grandi sistemi come quello immunitario. E’ noto che, in forti fumatori, sono più frequenti le infezioni e non solo delle vie respiratorie e che un deficit delle nostre difese nei confronti di virus, batteri e miceti, si abbia anche in corso di fumo passivo. Inoltre, anche se da tempo si riteneva che il fumo, attivo e passivo, incrementasse il rischio e la gravità di allergie, è oggi scientificamente provato che Il fumo prodotto dalle sigarette dei genitori è la prima causa della comparsa o del peggioramento di asma e allergie a carico dell’apparato respiratorio. Una situazione che sembra incidere in maniera più consistente anche dell’inquinamento industriale e di quello prodotto dal traffico urbano. Secondo recenti studi, il cinquanta percento dei bambini italiani è esposto al fumo passivo di almeno uno dei due genitori, l’educazione alla prevenzione delle allergie dovrebbe quindi iniziare dalla famiglia.

A volte capita che il fumo delle sigarette inizi a far male ancor prima che il bambino nasca. Ci sono studi che dimostrano che se le donne sono esposte al fumo nel periodo della gravidanza, il feto produce una maggiore quantità di anticorpi specifici che predispone il neonato ad allergie e asma. Anche se la soluzione migliore è quella di una maggiore attenzione dei genitori, e bisogna battersi perché ciò avvenga, grazie alla progressione degli studi medici si riesce in certi casi a limitare possibili complicazioni perla salute. Si stanno rendendo disponibili alcuni test che permettono di misurare la presenza di determinate sostanze nei polmoni dei bambini anche in quelle fasi in cui non si evidenziano particolari sintomi. Grazie a queste analisi si possono migliorare le terapie per i piccoli pazienti evitando in determinati casi la somministrazione di farmaci non necessari. E’ stato altresì dimostrato che anche solo 30 minuti di esposizione a fumo passivo inizia a creare danni all’apparato cardiocircolatorio a causa dell’immediata aggregazione piastrinica causa di un particolare addensamento nel sangue. E’ ben noto, sin dagli anni ’50 che il fumo nuoce alla salute di chi lo assume. Il rischio, invece, che interessa il fumatore passivo, è un’acquisizione recente. Il fumo ambientale o ETS (Environmental Tobacco Smoke) degli anglosassoni è una miscela di fumo secondario (sidestream smoking) e di  fumo esalato da parte del fumatore (tertiary smoke). A tal proposito, quindi, si definisce fumatore passivo il soggetto esposto a ETS. l fumo passivo può essere un importante inquinante in un luogo di lavoro chiuso (ad esempio ambiente domestico, uffici in cui convivono fumatori e non fumatori), ma è soprattutto un rischio per alcune categorie di lavoratori (camerieri, baristi etc). Il concetto di fumo passivo è allargato anche alle fasi embrionali e fetali in quanto, attraverso la circolazione sanguigna materno-placentare, il feto è esposto alle sostanze inalate dalla madre.

Gli effetti del fumo passivo sul feto durante la gravidanza possono avere effetti devastanti e possono portare a complicazioni frequenti nel decorso della gravidanza (maggior frequenza della rottura della placenta, placenta previa, aborto spontaneo, parto prematuro, mortalità perinatale, 18% dei neonati è sottopeso successivamente alla nascita). Durante l’allattamento, invece, gli effetti del fumo possono provocare fenomeni d’intossicazione nicotinica del neonato per il passaggio di nicotina durante l’allattamento al seno, incrementando la frequenza di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome – sindrome della morte improvvisa del neonato), corrispondente a un +30%. Ma non è tutto qui. Il fumo passivo può portare, sempre nei neonati, all’aumento delle malattie respiratorie, delle otiti, delle irritazioni oculari. Se un bambino affetto da asma viene esposto al fumo passivo avrà, di sicuro, un aumento dei sintomi della malattia (crisi di tosse, attacchi di mancanza di respiro, etc). In definitiva, se i genitori non fumano, per i loro figli ciò si traduce in una forte riduzione del rischio di:

  • Morte in culla
  • Infezioni del tratto respiratorio, come bronchioliti e broncopolmoniti
  • Infiammazioni bronchiali ed episodi di asma
  • Otiti.

Letture consigliate
– Baldini G.: Il danno da fumo, ed. ESI, Firenze, 2008.
– Comitato Nazionale per la Bioetica: Tabagismo, Ed. Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 2004.
– Partipilo N.: Il paese delle coccinelle. Una rivolta in paradiso (poesia e tecnica di una lezione contro il tabagismo che dura nel tempo), Ed. LBM, Roma, 2008.
– Perricone N.: Una pelle senza età, Ed. Sperling & Kupfer, Milano, 2008.
– Rivkina T.: Medicina estetica. Wellness & anti aging, Ed. Nuova Ipsa, Palermo, 2010.
– Torreiglesias M.: La salute del fumatore. Come limitare i danni del fumo e prepararsi a smettere di fumare, Ed. Red, Milano, 2011.
– Wells S.: Smetti di fumare anche tu!; ed. Vallardi, Roma, 2008.

Carlo Di Stanislao

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